Sembra una favola, a raccontarla così: la storia delle piccole biblioteche di condominio che fanno riscoprire il piacere di leggere un buon libro e di confrontarsi con altre persone dopo la lettura. Sembra una favola perché nel periodo storico che stiamo vivendo l’industria del libro, specie in Italia, non attraversa un periodo particolarmente florido. Ancora meno buoni sono i rapporti tra vicini, specie tra condomini. Eppure, pare che la passione per la lettura possa diventare anche la base di un vivere sociale migliore, e la speranza è che questo trend possa diffondersi sempre di più e portare buoni frutti. Nel nostro Paese la nascita delle biblioteche di condominio è abbastanza recente, risale a circa 15 anni fa, e ancora non ha le dimensioni che ha invece già assunto negli Stati Uniti, dove sembra che un appartamento cresca di valore se è inserito in un palazzo in cui c’è una piccola biblioteca. La città italiana che ha adottato questo schema virtuoso è stata Milano, che ad oggi conta una decina, alcune nate più di recente ed altre già qualche anno fa. Ma cosa sono le biblioteche di condominio, e perché sembrano essere preferibili alle classiche biblioteche pubbliche? Il primo aspetto che le contraddistingue è sicuramente l’estrema comodità del prestito: la biblioteca viene solitamente collocata in un piccolo ambiente del palazzo. Il più gettonato è l’ex portineria. Quindi non c’è bisogno di andare poi tanto lontano per avere un libro in prestito, ma non è questo il vantaggio principale se si pensa che alcune di queste biblioteche non offrono i loro servizi solo ai condomini, ma a chiunque sia assetato di buone letture. Alcune sono gestite in autonomia, altre sono affidate alle mani capaci dei volontari di alcune associazioni cittadine. Per aderire ad una biblioteca di condominio c’è molta meno burocrazia rispetto ad una biblioteca pubblica: non vengono fatte tessere, non ci sono tempi troppo rigidi per la restituzione. Certo, forse la scelta è meno ampia ma più selezionata, perché viene calibrata sugli interessi dei lettori. Solitamente i libri vengono da donazioni private. Ma senza ombra di dubbio l’aspetto che emerge con maggiore evidenza è quello sociale. Nelle biblioteche di condominio si fa conoscenza, si parla, si prende un the insieme discutendo dell’ultimo libro letto. Queste piccole biblioteche non sono né arrangiate né amatoriali: fanno parte di una vera e propria rete sostenuta dal Sistema Bibliotecario Milano ed hanno un coordinamento centrale, per quanto ognuna di esse abbia una sua identità ben specifica. Ad esempio, la biblioteca di piazzale Dateo è esclusivamente dedicata ai bambini che la prendono letteralmente d’assalto, per quanto le sue dimensioni siano piuttosto ridotte. L’utenza di una delle biblioteche più giovani (è stata aperta a novembre), quella di via Giovio, è invece di un’età decisamente più elevata. Per coinvolgere un numero sempre maggior di utenti sono state organizzate delle letture ad alta voce che hanno riscosso un discreto successo. La bibliotechina di via Solari è una delle prime che ha aperto ed è ospitata nei locali di una ex panetteria. Sarà l’ambiente raccolto, sarà l’accurata selezione dei titoli, sarà che la gente ha voglia di luoghi in cui stare insieme che non siano necessariamente patinati e costosi: queste piccole biblioteche stanno dando una nuova anima alla città, un volto più umano in cui ci si può incontrare tra le pagine di un libro e scoprire che il proprio vicino ha un carattere amichevole e che condivide, magari, le nostre stesse passioni.