Quando si pensa ad un libro l’immaginazione ci fa subito visualizzare un volume pieno di pagine, e le pagine piene di parole scritte. Al giorno d’oggi potremmo anche immaginare dei libri non cartacei, e quindi lo schermo di un tablet sul quale scorrono le pagine del nostro romanzo preferito, da gustare lettera dopo lettera. Ma se il libro non avesse le parole? Per chi crede che libro-parola sia un binomio imprescindibile, i silent book potranno costituire una grossa sorpresa. Perché forse sarebbe più corretto dire che il vero binomio imprescindibile sia libro-comunicazione: e la comunicazione più efficace non sempre è quella verbale. Un libro di solito vuole raccontare una storia, ma ha un grosso limite, che è quello linguistico. Se un libro è scritto in inglese e io conosco solo l’italiano, potrò avvicinarmi all’opera di quell’autore soltanto attraverso una traduzione del suo scritto: quindi, attraverso una trasposizione operata da altre persone del suo pensiero. In qualche modo, se non sono capace di fruire un volume attraverso la lingua in cui è stato concepito, non potrò mai attingere davvero al pensiero dello scrittore. Ma se il libro si esprimesse solamente attraverso le immagini? Sono esattamente questi i silent book, un modo di superare ogni tipo di barriera culturale, e anche di età. Questi libri infatti possono essere “letti” da persone che parlano le lingue più diverse del mondo, e anche dai bambini più piccoli che semplicemente ancora non hanno neppure imparato a leggere. Non si deve pensare che questi libri siano semplicemente dei “volumi illustrati”. Se in un libro con illustrazioni queste ultime sono solo un “supporto” alla parola scritta, nel caso dei silent book la parola scritta è del tutto assente: quindi non li si possono equiparare neppure a dei fumetti. Il paragone più calzante che si può fare è con una sceneggiatura cinematografica. Sono le varie immagini statiche che si susseguono sui fogli di carta (o sullo schermo di un tablet) che costruiscono la storia in modo chiaro ed efficace, immediatamente compresile a tutti, senza bisogno di didascalie o balloon. La rivoluzione portata da questo nuovo tipo di letteratura è profondamente inclusiva: la principale prerogativa dei silent book è che davvero chiunque li può leggere senza l’ausilio di nessuno. Per questo è nata un’iniziativa volta a raccogliere questo tipo di libri per la biblioteca di Lampedusa, dove ogni anno arrivano centinaia di bambini (e non solo bambini) che o non sanno leggere, o parlano le lingue più disparate. Questa raccolta unica nel suo genere è stata resa possibile dalla collaborazione tra la rete IBBY International e il Palazzo delle Esposizioni di Roma, dove sono immagazzinati gli stessi volumi destinati a Lampedusa aperti alla consultazione da parte di tutti: docenti, appassionati, semplici curiosi. La letteratura dimostra in questo modo, ancora una volta, la sua capacità di abbattere ogni tipo di barriera, in particolar modo quelle mentali, sfuggendo agli schemi stessi entro i quali sembra essere stata irrigidita e rinnovando se stessa in modi e forme sempre nuove. Uno degli aspetti più interessanti del silent book è che inoltre stimola la creatività dei bambini, che non hanno più bisogno del supporto di un adulto per capire cosa dice il libro che stanno tenendo in mano, ma possono liberamente inventare le conversazioni che vedono disegnate. La lettura diventa così davvero un’esperienza interattiva, capace di dare forma ai sogni e alle qualità di un bambino o anche, perché no, di un adulto.