Negli ultimi anni il grande progresso tecnologico ha visto affiancarsi ai tradizionali libri di carta dei nuovi supporti digitali chiamati e-book. In sostanza un romanzo o uno scritto che prima poteva solo essere sfogliato su un volume composto di pagine adesso si può anche leggere usando un tablet o uno smartphone, o un apposito dispositivo chiamato e-reader, poiché lo scritto è stato digitalizzato. All’inizio questa era sembrata la rivoluzione che avrebbe scalzato in modo definitivo il libro di carta. Un e-reader è più leggero, in un unico dispositivo permette di immagazzinare un’intera biblioteca; non ha bisogno di segnalibri perché ti riporta automaticamente al punto in cui hai interrotto la lettura, si può leggere anche in assenza di luce. Nei fatti, però, le cose sono andate diversamente: dopo un primo periodo di entusiasmo la vendita degli e-book è calata vistosamente e ad oggi la preferenza del popolo dei lettori sembra andare ancora ai libri tradizionali. Qualcosa di simile è accaduto anche per quel che riguarda l’ambito scolastico. In un primo tempo si è pensato che gli e-book potessero notevolmente semplificare la vita degli studenti. Il primo motivo è meramente fisico: un tablet ingombra meno dei volumi scolastici e può contenere tutti i libri necessari per tutte le materie. Inoltre si pensava anche che l’apprendimento ne potesse essere agevolato. Sulla scia di queste considerazioni sono anche stati varati dei piani di legge che prevedono obbligatoriamente l’adozione di supporti digitali in ambito scolastico. Analizzando però la realtà dei fatti si può notare come anche in questo caso la situazione stia ben diversamente. Un’indagine condotta su un campione di 400 ragazzi dal sito specializzato ScuolaZoo ha infatti dimostrato come anche la generazione dei nativi digitali continui a prediligere i vecchi volumi cartacei, per due motivi. I ragazzi riconoscono di riuscire a studiare meglio sulla carta stampata e inoltre amano di più il fruscio delle pagine che girano, rispetto ad un supporto forse più pratico ma meno poetico come lo schermo. Resta poi il fatto che la stragrande maggioranza delle scuole italiane ancora adotta testi cartacei. Ciò vuol dire che l’e-book non sarà mai adatto per l’insegnamento? In realtà ci sono tanti motivi che ad oggi rendono i testi digitali poco adatti ad un uso scolastico. Le prime motivazioni sono di carattere pratico. Prima di imporre testi scolastici digitalizzati bisognerebbe imporre anche uno standard per quel che riguarda i dispositivi utilizzati. Gli studenti cioè dovrebbero possedere degli e-reader con caratteristiche simili in termini di dimensioni, luminosità dello schermo, optional e così via. Ma il vero problema è che la fruizione su un dispositivo tecnologico è e resta superficiale. I ragazzi si sono abituati a leggere sullo schermo in modo molto veloce, cogliendo solo qualche parola qua e là e finendo per desumere il resto. In questo modo non è possibile assimilare concetti; inoltre gli attuali e-book non consentono ancora di fare con facilità alcune operazioni fondamentali per la memorizzazione, come sottolineare o prendere note a margine. Quello che appare chiaro è che l’e-book potrebbe anche essere utile a scuola, ma che prima di adottarlo va riformato l’intero sistema. L’attuale metodo di apprendimento è basato sul cartaceo, e quindi non può funzionare sul digitale. Dovrà svilupparsi una nuova generazione scolastica, di insegnati e docenti, che rivedano da cima a fondo tutto il sistema, e ciò richiede tempo. Per il momento, l’e-book resta un alleato del libro cartaceo, e non un sostituto.