I libri sensoriali, o “quiet book”

Posted by on Nov 14, 2017 in Uncategorized |

Chi ha detto che un libro deve contenere solo parole? In realtà il libro è uno scrigno magico il cui compito è quello di condurci verso altri mondi. Quindi le possibilità con cui questo si può realizzare sono praticamente infinite, e di certo non limitate alle lettere dell’alfabeto! Questo è l’aspetto che manca ad un e-book e che resta l’insostituibile punto di forza di un libro fisico: non è detto che al suo interno ci debba esser una storia raccontata con le parole, perché quella storia può essere raccontata anche attraverso la stessa fisicità del libro. Questo è ad esempio il caso dei “quiet book”, il termine anglosassone che noi traduciamo con “libri sensoriali”, anche se non si tratta di una traduzione letterale. “Quiet book” vuol dire infatti “libro della tranquillità”, in quanto è destinato ai bimbi più piccoli per far loro passare un po’ di tempo in modo sereno, giocando e imparando. Si tratta di uno strumento prezioso per un piccolo che sta appena iniziando ad esplorare il mondo, e lo fa di certo non leggendo, ma attraverso il tatto, toccando le cose e osservandole. Cosa se ne fa di un libro un bimbo che non sa leggere? È questo il punto: il quiet book non contiene parole, e a ben vedere nemmeno pagine in senso stresso. Di solito si tratta di libri fatti di stoffa morbida e colorata, ma anche di plastica soffice o altri materiali che non possono essere nocivi per il bambino (perché non è escluso che possa metterlo in bocca!). Ogni pagina racconta una storia, a modo suo, perché è fatta di tante cose che il bambino può letteralmente manipolare. I soggetti che si possono trovare sono infiniti e attingono solo alla fantasia dello “scrittore” che, volta per volta, può insegnare qualcosa di diverso al bambino. I libri sensoriali infatti sono un gioco ma hanno sempre uno scopo didattico: possono servire per insegnare al bambino a leggere e scrivere. Ad esempio,ogni pagina può essere una lettera dell’alfabeto, associata ad un’immagine il cui nome inizia proprio per quella lettera. Il punto è che, a differenza di un libro di carta, qui ogni elemento può essere toccato e usato. Se sotto la lettera “S” c’è una scarpa, la scarpina realizzata in rilievo avrà anche dei lacci che il bimbo dovrà provare ad annodare. Così impara l’alfabeto, e al tempo stesso ad allacciarsi le scarpe da solo! Oppure, sul libro ci potrebbe essere un abaco fatto con delle perline infilate su fili. Spostando le perline il piccolo “lettore” imparerà a contare. Le possibilità sono davvero sconfinate e i bambini adorano questo tipo di libri. Se ne trovano tanti in commercio, realizzati solo con i materiali migliori e davvero molto ben fatti, sempre a metà tra il gioco e l’insegnamento. Ad esempio ci sono libriccini che hanno come protagonista una piccola bambola che si può staccare dalla copertina e si può usare sulle altre pagine interne per farle fare tante attività diverse. Oppure ci sono libri che riproducono la tastiera di un computer con lettere che si possono rimuovere per formare le parole che si conoscono. Da ultimo, l’aspetto davvero interessante dei quiet book è che non c’è bisogno di acquistarli, ma si possono facilmente realizzare in casa con un po’ di feltro, bottoni e nastri, e tanta fantasia. Basta sempre fare attenzione a non usare parti troppo piccole che il bambino potrebbe ingerire.

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Nessun limite alla lettura: è bello leggere più libri contemporaneamente

Posted by on Nov 14, 2017 in Uncategorized |

A volte i “lettori incalliti” si fanno delle convinzioni monolitiche che è difficile mettere in discussione: conciliare punti di vista diversi sembra impossibile. Così, ad esempio, è accaduto per la diatriba tra e-book e libri cartacei. Chi sostiene gli uni o gli altri non vuole assolutamente conciliare la sua posizione con quella degli avversari: solo adesso si avanza timidamente l’ipotesi che, semplicemente, si potrebbero leggere gli uni e gli altri a seconda delle necessità e della convenienza del momento. Un’altra vexata quaestio riguarda la lettura di più libri contemporaneamente: per alcuni anche solo pensare di fare una cosa del genere è una vera eresia, perché ogni libro deve essere gustato come un piacere solitario. Ma è davvero così? In realtà è apparso un articolo on line sull’autorevole rivista statunitense “Bustle” che elenca invece alcuni buoni motivi per cui non solo è possibile, ma è anzi opportuno affrontare la lettura contemporanea di due o più libri. Vediamo quali sono. Il primo è di tipo squisitamente pratico. Mettiamo il caso che la scuola abbia dato all’alunno un elenco di libri da leggere in un certo arco di tempo. Poniamo il caso inoltre che uno di questi libri sia davvero molto pesante e ostico nella lettura: potrebbe succedere che il lettore si impantani su queste pagine senza essere in grado di leggere poi gli altri. Viceversa, leggendo anche due o tre volumi in contemporanea si potrebbero portare avanti i brani più faticosi alternandoli con altri più piacevoli e leggeri, e alla fine si riuscirebbe a portare a termine tutti i libri. Similmente, potrebbe accadere che si debba leggere un libro per studio o per lavoro: perché privarsi del piacere della lettura per diletto fino a quando non lo si è terminato? Si potrebbe leggere il libro di studio nei momenti in cui la mente è più fresca e riposata, e riservarsi una lettura più amena e meno impegnativa per la sera o le ore di relax e svago. C’è poi da affrontare il discorso della personalità dei libri: ogni libro parla di qualcosa di diverso e offre stimoli differenti. Nessuno di noi è una creatura monolitica, anche la nostra personalità ha tante sfaccettature e potremmo avere bisogno di stimoli diversi anche nello stesso momento. Leggere libri che trattano argomenti disparati che toccano le corde del nostro animo può avere lo scopo di arricchirci e di non privarci di nulla delle molteplici cose di cui necessitiamo. Infine, affrontiamo anche il discorso del supporto. Leggere più libri contemporaneamente non vuol dire necessariamente farlo solo su supporto cartaceo, o solo su supporto digitale: si possono, anzi, si devono usare queste diverse forme per godere anche diverse i esperienze di lettura. Ad esempio, si potrebbe ascoltare un buon audiolibro con il lettore portatile mentre si fa jogging, per poi sedersi la sera in poltrona con un bel libro da sfogliare. Mentre si è in viaggio sul bus, sul treno o sull’aereo, invece, si potrebbe preferire il tablet, stipandoci magari all’interno tutti i nostri libri preferiti. In una parola un bravo lettore non si fossilizza mai sulle sue posizioni ma deve essere sempre caratterizzato da una qualità più che da ogni altra, ovvero dalla curiosità. Quindi, leggere più libri contemporaneamente non può avere altro effetto se non quello di espandere le sinapsi mentali permettendoci di vagabondare in molti mondi anziché uno solo.

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La rivincita del libro di carta: cala la vendita degli e-book

Posted by on Ott 19, 2017 in Uncategorized |

Fin dal primo momento in cui sono apparsi sul mercato gli e-book hanno diviso il pubblico dei lettori. Da una parte gli affezionati della carta hanno additato i nuovi ritrovati tecnologici, gli e-reader, come dei mostri da bandire assolutamente dalle proprie biblioteche. Dall’altra gli appassionati di progresso e nuove tecnologie hanno preconizzato la fine del libro di carta: vuoi mettere quanto è più comodo, pratico ed economico un e-book? A parte il fatto che scaricarlo costa molto meno che acquistare un libro di carta, lo si può caricare su un dispositivo molto leggero e facile da portare in giro. Non solo, all’interno di quel dispositivo non ci entra un e-book solo, ma può andarci stipata un’intera biblioteca. Sta di fatto che in un primo momento erano i sostenitori degli e-book quelli che sembravano avere ragione. In pochissimo tempo le vendite sono arrivate alle stelle, con immane soddisfazione degli editori che potevano risparmiare sui costi di stampa e distribuzione. Ma oggi, 2017, anno in cui qualcuno aveva detto che sarebbe avvenuto lo storico sorpasso, ovvero si sarebbero venduti più e-book che libri di carta, si deve registrare una clamorosa ma non inattesa inversione di tendenza. In base ai dati raccolti dalla AAP (Association of American Publishers) il mercato americano sta segnando una netta rimonta dei libri cartacei, le cui vendite sono aumentate del 20% mentre le vendite degli e-book stanno inesorabilmente scemando e sono calate di ben il 30% rispetto all’anno scorso. E pensare che gli USA sono la culla di questi nuovi attrezzi elettronici. Come è possibile dunque che l’innamoramento nei confronti degli e-book sia durato tanto poco e che in così breve volgere di tempo si sia tornati al vecchio e rassicurante cartaceo? Le spiegazioni potrebbero essere molte, prima fra tutte quella già data in tempi non sospetti da Umberto Eco, che aveva previsto come un libro che non corre il rischio di spegnersi, e quindi possa essere letto in qualunque frangente e in qualunque luogo ci si trovi, non avrebbe mai potuto essere soppiantato da un apparecchio che invece ha costante necessità di energia elettrica. Ma il vero motivo, spiegano gli esperti della AAP, è un altro, e si chiama “fatica digitale”. Al giorno d’oggi siamo circondati da apparecchi tecnologici: lavoriamo al pc, siamo continuamente attaccati allo smartphone, persino gli orologi sono diventati digitali. Questo significa che quando ci vogliamo rilassare non ci va di metterci di nuovo davanti ad uno schermo, per quanto pensato appositamente per non affaticare la vista così come succedere per gli e-reader. Ci piace di più avere davanti una bella pagina di carta stampata. Ecco allora che le pecorelle stanno piano piano tornando all’ovile, almeno in America. E in Italia? Anche nel nostro Paese, che purtroppo però è notoriamente popolato da lettori piuttosto svogliati, tra il 2013 e il 2015 si è fatto registrare un netto calo di vendite di e-book. Bisogna dire inoltre che il mercato degli e-book nel nostro paese è favorito, perché a differenza di quanto accade in altre nazioni l’IVA che si applica sui libri digitali e quelli cartacei è la stessa. In conclusione, la profezia che più verosimilmente si avvererà per il futuro è che e-book e libri di carta, ben lungi dal farsi la guerra, continueranno a convivere in modo pacifico, offrendo ognuno i vantaggi propri del mezzo che usano.

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Libri in guerra: la nuova biblioteca della Striscia di Gaza

Posted by on Ott 19, 2017 in Uncategorized |

Quando si pensa alle popolazioni che vivono in un costante stato di guerra ed assedio militare, come ad esempio i palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza, si crede che le uniche necessità che avvertano siano di tipo materiale, come il cibo o i vestiti. Ma non sempre è così, anzi, quasi mai, in quanto gli esseri umani per sopravvivere hanno bisogno di molte cose, non solo e non sempre soltanto di beni materiali. Ad esempio, hanno anche bisogno di un luogo in cui ritrovarsi, scambiarsi idee, e leggere un buon libro. Questa necessità è stata avvertita da un giovane che si chiama Mosab Abu Toha. Mosab ha studiato presso l’Islamic University di Gaza e si è laureato nel 2014, quando però ha dovuto sospendere la festa che aveva in programma per l’importante traguardo raggiunto a causa di un attacco sferrato alla Striscia dagli israeliani. Dopo i bombardamenti che ebbero luogo nel corso di quell’attacco la Striscia è rimasta devastata: gran parte degli edifici è stata abbattuta e mai più ricostruita, tanto meno quelli che erano adibiti a servizi culturali. Mosab è rimasto disoccupato, così come è accaduto a tanti giovani come lui visto che la disoccupazione è praticamente la norma nella Striscia di Gaza. Poi un giorno ha iniziato a concepire un progetto: decise che avrebbe voluto aprire una biblioteca pubblica. Le uniche biblioteche presenti dove lui vive sono quelle delle Università, che però non sono aperte al pubblico ma possono essere fruite solo dagli studenti. Gli unici luoghi di ritrovo che ancora esistono sono i bar, ma Mosab ha pensato a tutte quelle persone che, come lui, magari avrebbero voluto parlare, confrontarsi, crescere culturalmente, anziché limitarsi a bere e giocare a carte. Inoltre Mosab aveva anche un’altra idea, più ambiziosa, in testa: permettere la crescita culturale di un popolo significa anche aiutarne l’autodeterminazione. Leggendo ciò che altri popoli hanno fatto, scoprendo in che modo è possibile sconfiggere un invasore, forse anche il popolo palestinese potrà ritrovare la sua dignità e costruirsi un futuro migliore. In una parola quindi Mosab voleva una biblioteca: ma come fare? Per prima cosa servono soldi e libri: così il giovane ha aperto una pagina Facebook sotto il nome di Mosab Mostafa e ha chiesto aiuto a chiunque volesse dargli una mano. Mosab ha chiesto più che altro libri, ma gli sono arrivate anche donazioni in denaro da tanti Paesi del mondo, Italia inclusa. Grazie alla generosità delle persone ha potuto permettersi di prendere in affitto un locale a Beit Lahia, che si trova nella parte settentrionale della Striscia di Gaza. Sono solo due stanze, molto meno di quello che Mosab avrebbe voluto, ma è comunque un inizio. In quelle stanza ha stipato tutti i volumi che gli sono arrivati da ogni continente: libri di ogni tipo, degli autori più famosi di sempre, come Charles Dickens, Fedor Dostojevskij, Bertrand Russell , e ancora altri ne attende. Inoltre ha accumulato 10 mila dollari che gli serviranno per pagare un bibliotecario per i primi tempi. Così, alla fine, agli inizi del mese di agosto 2017 ha potuto inaugurare la “Edward Said Public Library”. Molti dei libri che ha ricevuto sono in inglese, ma la gran parte dei palestinesi è in grado di leggere questa lingua; inoltre Mosab ha intenzione di animare la sua biblioteca con convegni, eventi, incontri, e anche un cineforum. Anche in mezzo alla morte e alla distruzione un libro può riportare la vita e la speranza.

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Gli inbook e la lettura inclusiva

Posted by on Ott 19, 2017 in Uncategorized |

Leggere è un piacere, leggere significa crescere e viaggiare con la mente, leggere è un privilegio ma non deve essere per pochi, deve essere per tutti. Eppure ci sono state a lungo intere categorie di persone che non avevano libero accesso alla lettura: non per via di vincoli o censure, ma semplicemente per problematiche fisiche o mentali. Nessuno mai aveva pensato a loro, a trovare un modo per permettere anche a chi soffre di gravi disabilità di potersi avvicinare al meraviglioso mondo della lettura. Questo, almeno, finchè non sono nati gli “inbook”. Circa dieci anni fa Antonella Costantino, direttore dell’Unità operativa di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Uonpia) del Policlinico di Milano, ha deciso che era il momento che uno strumento che già da tempo si usava nel suo settore uscisse dagli ambulatori psichiatrici. Da circa 15 anni, infatti, erano stati messi a punto dei libri “speciali”, codificati secondo regole ben precise, che servivano come supporto per aiutare bambini con gravi disabilità, come la paralisi cerebrale o l’autismo, ad avvicinarsi al mondo della letteratura. Il procedimento funzionava, e funziona tuttora, in questo semplice modo. Per prima cosa si seleziona il libro che si intende “tradurre”: di solito si tratta di grandi classici per l’infanzia, ma attualmente ci sono anche degli inediti assoluti che diventano inbook. Il libro non viene banalizzato né semplificato, ma viene interamente trascritto usando un linguaggio simbolico che è stato messo a punto nel tempo. Vengono usate delle caselle riquadrate che vengono affiancate alla parola scritta e che contengono immagini di oggetti, animali o parti del corpo. Attraverso questi “segnali” che vengono lanciati a chi ha difficoltà a comprendere il testo scritto esso viene spiegato, ed ecco che interi mondi si aprono davanti a chi fino a poco prima non poteva nemmeno aprire un libro. Il prodotto finito è, per così dire, artigianale: la Cosentino specifica che non c’è l’intenzione di sostituirsi alle case editrici perché questi libri sono stampati solo in poche copie e alla loro realizzazione collaborano psicologici e grafici. Bisogna però dire anche che sono nate delle case editrici che si sono specializzate nella pubblicazione degli inbook, ad esempio Uovonero, o Storie Cucite. Questo perché alcune biblioteche pubbliche hanno pensato di includere gli inbook nelle loro collezioni, permettendo dunque a tutti di fruirne. La prima in assoluto è stata la biblioteca di Verdello (provincia di Bergamo), a cui è seguita quella di Brugherio. Piano piano la rete si è ampliata: oggi comprende 27 biblioteche in Lombardia, circa 40 in tutta Italia, ma c’è la fondata speranza che questo numero crescerà in breve tempo grazie all’interesse di regioni come la Toscana, l’Emilia Romagna e il Piemonte. Al momento gli inbook in circolazione sono circa 300-350. La Cosentino si dice molto soddisfatta di questi risultati, in quanto ha scoperto che l’utilità degli inbook va ben oltre quelle che erano state le aspettative iniziali. Questi libri possono essere utili a tutti i bambini che stanno imparando a leggere, ma anche agli adulti e agli stranieri che desiderano apprendere la lingua italiana. Gli inbook si sono guadagnati anche un posto di riguardo nel panorama editoriale italiano: sono stati presenti alla “Bologna Children’s Book Fair” grazie alla casa editrice Erickson che ha presentato due nuovi titoli, “Pinocchio” e “Il Piccolo Principe”. Il prossimo step sarà cercare di tradurre anche testi più complessi per gli adolescenti, grazie al progetto “Rete biblioteche InBook l’unione fa la forza”.

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Libri ritrovati e regalati

Posted by on Ott 19, 2017 in Uncategorized |

Il piacere della lettura è qualcosa di assoluto ed è bello provarlo in prima persona ma è ancor più bello regalarlo. C’è una storia che è rimbalzata tra i social network in questi giorni che dimostra come donare spesso arricchisca più che prendere e che chi legge di solito è anche una persona generosa e aperta al prossimo, perché tra le pagine dei libri ha imparato anche a leggere le pagine dell’animo umano. Questa storia si svolge a Loreto, un quartiere di Milano in forte espansione dove si è trasferito a vivere Marco Daniele Ghesa, un giovane di 29 anni che è originario di Genova ma che un giorno ha deciso di abbandonare la sua città per inseguire il suo sogno. Da quel giorno ha vagabondato in giro per l’Italia fino ad approdare a Milano dove sperava di trovare un impiego consono alla sua passione, ovvero fare il grafico. Si è dunque iscritto ad un corso per migliorare la sua professionalità e si è trasferito a vivere a Loreto cercando di mantenersi come meglio poteva. Sempre stretto dalle difficoltà economiche, Marco è stato molto aiutato dai suoi vicini che gli hanno dimostrato un’incredibile solidarietà: gli hanno regalato gran parte degli arredi per la sua casa e soprattutto lo hanno sostenuto in un momento in cui era completamente solo in una città nuova. Ma alla fine Marco non è riuscito a trovare nessun lavoro e un altro, al posto suo, avrebbe gettato la spugna e se ne sarebbe andato via, tornando a casa. Lui però ha deciso che valeva la pena insistere, magari spostando il target. Un giorno, passeggiando tra le strade del suo quartiere, ha visto l’insegna di un locale chiuso, il “Bar dello Sport”. In quel momento ha concepito un nuovo progetto: e se avesse aperto un locale? Ha trovato un socio per lanciarsi in quella nuova impresa, Gianni Macario Cuia, e ha portato avanti le contrattazioni con il precedente proprietario del locale, riuscendo infine a rilevarlo. Quando infine ha preso possesso del bar, però, ha ricevuto un’enorme sorpresa: il bancone, la cantina, il bagno, erano stracolmi di scatoloni. E gli scatoloni erano stracolmi di libri! Dando un’occhiata alle copertine Marco si è anche reso conto che in larga parte si trattava di volumi di un certo valore storico, poiché molti erano stati pubblicati nei primi del Novecento. Marco non si aspettava un simile regalo, né riesce a capire perché il precedente proprietario, che lui non ha mai incontrato personalmente, gli abbia fatto un simile lascito. Ipotizza che forse aveva avuto la velleità di aprire un locale letterario, chissà. Ma la cosa più stupefacente l’ha fatta lo stesso Marco, che ha deciso non di provare a rivendere quei volumi, circa duemila, da cui pure avrebbe potuto ricavare un bel gruzzolo, ma li ha semplicemente donati. Ha detto di aver voluto ridare indietro un po’ di quello che lui stesso ha ricevuto. Ha messo un annuncio su Facebook e già mille dei suoi volumi sono andati verso altri lidi, molti in scuole e istituti che ne avevano un gran bisogno. Per se stesso Marco dice di aver tenuto solo i volumi sull’Antico Egitto, la sua grande passione. Così la sua nuova avventura, il bar che aprirà e che chiamerà NoLo-Soho, comincia decisamente sotto i migliori auspici grazie alla generosità di un misterioso signore amante dei vecchi libri che gestiva il “Bar dello Sport”.

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Una casa editrice che brucia i libri

Posted by on Set 11, 2017 in Uncategorized |

Sappiamo bene come in Italia la lettura non sia uno dei passatempi preferiti dalla popolazione, ma non è così in tutti i paesi europei: anzi, ci sono nazioni dove è persino possibile tentare delle avventure editoriali a dir poco originali, vista la pronta risposta del pubblico di affezionati lettori. Per assistere ad una vera e propria trasformazione del libro in oggetto d’arte ci dobbiamo spostare dal caldo sole dell’Italia alle gelide langhe dell’Islanda, dove da poco è nata una nuova casa editrice che, coraggiosamente, si occupa di pubblicare libri di poesia. La poesia è un genere letterario notoriamente ostico e considerato di nicchia, giacché non può annoverare lo stesso numero di estimatori della prosa vista la sua cripticità e non facile fruibilità. La casa editrice in questione si chiama Tunglið, parola che in islandese vuol dire “luna”, e il nome, come vedremo, non è stato scelto a caso. La Tunglið è stata creata dallo scrittore Dagur Hjartarson e dall’artista Ragnar Helgi Ólafsson. Hjartarson è uno dei nominati per l’European Union Literature Prize, e insieme ad Ólafsson ha avuto un’idea che è assai poco commerciale e che appare più come un “atto poetico” in sé. In pratica la Tunglið ogni mese pubblica 69 libri, i quali vengono venduti nel corso di un’unica notte, quella di luna piena. I testi vengono scelti tra autori del passato e vengono proposti al pubblico solo dal tramonto all’alba perché il mattino successivo quanto è rimasto invenduto viene bruciato. Proprio così: viene fatto un bel falò, alimentato, a quanto dicono Hjartarson e Ólafsson, solo con ottimo cognac francese, all’interno del quale viene dato fuoco ad ogni singolo volume che non ha trovato un acquirente. Atto sacrilego? In effetti questo gesto evoca spettri del passato non proprio piacevoli, ma in realtà sottendente una finalità artistica molto precisa, tanto che potremmo definire il tutto una sorta di performance. Il libro vive una sola notte poiché viene valorizzato l’atto stesso della pubblicazione: in quelle poche ore il libro è vivo, e se nessuno decide di farlo suo la sua esistenza si consuma nel momento stesso in cui è venuto alla luce. Qualcuno dice che questa altro non sia che una trovata commerciale, altri ancora trovano solo stravagante la linea editoriale della Tunglið: fatto sta che assai spesso è capitato che tutti i 69 volumi venissero venduti e che quindi non ci sia stato bisogno di fare alcun falò. Questo stupisce solo relativamente in un Paese come l’Islanda, dove, secondo una ricerca statistica condotta dall’Università di Bifröst, ben il 50% della popolazione legge almeno 8 libri l’anno, e che il 93% ne legge quantomeno uno. Visto in quest’ottica, dunque, non stupisce nemmeno il successo avuto da un’altra curiosa iniziativa della Tunglið, anch’essa nata dall’estro dei suoi due padri fondatori. Chi vuole, per una cifra piuttosto modesta (3000 corone islandesi, vale a dire all’incirca 30 euro) può richiedere l’invio a domicilio di una busta piena di poesie. Anche in questo caso c’è una relazione con i cicli lunari: la busta viene inviata solo a partire dalla seconda luna piena dell’anno. Insomma, in un’epoca in cui sempre più si parla del fatto che il libro cartaceo verrà soppiantato dagli e-book, c’è ancora chi punta sulla vitalità del libro come oggetto da possedere: una scommessa azzardata ma che per il momento sta risultando del tutto vincente.

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