Non solo e-book: libri antichi e rari

Posted by on Mag 23, 2018 in Uncategorized |

L’eterna diatriba tra chi sostiene che il futuro dell’editoria passi attraverso il mezzo tecnologico, e quindi l’evoluzione della carta stampata in supporto elettronico, e chi invece è certo che la carta non verrà mai soppiantata, va avanti senza mostrare ancora chi delle due fazioni potrebbe alla fine trionfare. L’onesta via di mezzo che sembra imperare in questa fase di transizione vuole che e-book e libri cartacei possano convivere pacificamente, grazie al fatto che si prestano a modalità di fruizione diverse e quindi ad impieghi differenti. Eppure è innegabile il fatto che ci sono libri che possono restituire tutto il loro fascino solo se vengono sfogliati; resta il fatto che il libro è sì importante per ciò che contiene, ma spesso anche per ciò che è, per l’oggetto-libro. E questa tesi sembra essere stata ribadita con forza con una mostra davvero unica nel suo genere, che ha avuto un titolo tanto semplice quanto esplicativo “Libri antichi e rari”. “Libri antichi e rari” si è svolta in un fine settimana per intenditori, tra venerdì 11 e domenica 13 maggio 2018, a Torino, presso l’Auditorium Vivaldi. L’evento ha avuto luogo all’interno di una più vasta iniziativa, il Salone Off, la mostra-mercato dei libri antichi e rari. A volere la particolarissima mostra è stata l’Associazione Librerie Antiquarie d’Italia (ALAI). Ci si potrebbe chiedere cosa abbia di così speciale una mostra di vecchi libri: il fatto è che normalmente i volumi preziosi vengono esposti solo sotto vetro, conservati in apposite teche che sembrano recitare “guardare e non toccare”. Invece questa volta i libri non erano sotto vetro, ma a disposizione di tutti i visitatori che hanno potuto toccarli, sfogliarli, annusarli e leggerli. E in mostra c’erano tantissimi pezzi rari e unici, capaci di emozionare anche un non addetto ai lavori. Ad esempio, c’era la prima edizione de “I Promessi Sposi”: tutte le opere esposte sono state gentilmente concesse da famose librerie antiquarie torinesi, italiane e straniere. Vi era infatti anche un antiquario di Barcellona. A monitorare l’intera iniziativa è stato Massimo Gilibert, che a Torino è titolare di una libreria antiquaria e che ha portato il volume “La Venaria Reale. Palazzo di piacere e di caccia ideato dall’Altezza Reale di Carlo Emanuele II, Duca di Savoia Re di Cipro” di Amedeo di Castellamonte del 1674. Gilibert ha ricordato come Torino sia la città italiana che presenta la più alta concentrazione di librerie antiquarie nel nostro Paese, e ha selezionato personalmente i circa 2 mila titoli esposti. Con questa mostra Gilibert ha voluto raccontare 500 anni di storia dell’editoria in un modo inconsueto, dando cioè modo ai visitatori di vivere davvero l’emozione di toccare un oggetto dalla storia molto lunga, ma ancora presente e attuale. Gilibert ha anche detto di aver voluto promuovere con questa esposizione la nascita di nuovi collezionisti di libri antichi i quali, a sua detta, non sono poi così costosi come comunemente si potrebbe pensare. Un libro è un oggetto molto personale: di solito l’acquirente lo sceglie a seconda della sua passione, perché deve raccontare qualcosa che gli sta a cuore. Nell’ambito della mostra “Libri antichi e rari” si sono svolti anche dei laboratori volti a raccontare tecniche antiche, come la xilografia, per rendere più vicino un mondo che forse sta scomparendo, soppiantato dagli e-book, ma che può offrire ancora moltissime emozioni per un bibliofilo, e non solo.

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Torrita di Siena è di nuovo il Borgo dei Libri

Posted by on Mag 23, 2018 in Uncategorized |

Quando si parla di Italia vengono subito in mente i tanti piccoli borghi che costellano l’entroterra e che costituiscono un patrimonio di bellezze architettoniche, storiche ed artistiche assolutamente unico nel suo genere. Tutti sappiamo però come questo patrimonio sia in grave pericolo: purtroppo infatti i borghi si vanno spopolando, la loro grande bellezza non è spesso sufficiente a trattenere coloro che vi abitano i quali, privi di stimoli, si spostano verso i centri maggiori. Altra ricchezza che rischia di andare dispersa è quella relativa al patrimonio librario: il mercato del libro in Italia è in perenne calo, siamo noti per essere uno dei popoli europei che leggono di meno, nonostante il nostro Paese abbia dato i natali a molti eminenti scrittori. Come trovare una soluzione a questi due problemi che sembrano tanto distanti tra di loro, ma che forse lo sono meno di quanto non si pensi? Semplice: basta riempire il borgo di libri, e il gioco è fatto! Naturalmente la cosa è meno semplice di così, ma è un progetto che potrebbe dare buoni frutti se applicato su vasta scala, come dimostra l’esempio virtuoso che è stato inaugurato a Torrita di Siena, un piccolo borgo toscano che ormai da tre anni a questa parte si è autoeletto come “Borgo dei Libri”. Il Borgo dei Libri ha avuto la sua prima edizione nel 2015, sponsorizzato allora come oggi da Regione Toscana, Provincia di Siena e Unione dei Comuni della Valdichiana Senese. A sostenere l’iniziativa ci sono anche ALI, l’Associazione Librai Italiani, e l’Università di Perugia, ed è costantemente monitorata dal Centro per il Libro e la Lettura del MiBACT. Si tratta di una fiera dell’editoria un po’ atipica, perché invece di svolgersi sotto dei capannoni o in un anonimo centro fiere si svolge tra le vie del borgo, accompagnandosi inevitabilmente anche ad iniziative enogastronomiche volte a valorizzare le eccellenze del territorio. Per l’edizione 2018 i fine settimana interessati dall’evento sono stati due: quello del 5 e 6 maggio e quello successivo del 12 e 13 maggio 2018. Tanti sono stati anche in questa edizione gli appuntamenti previsti all’interno del nutrito programma. Si è spaziato dalla classica presentazione dei libri, con la presenza degli autori che possono spiegare come le idee nascono e poi vengono messe su carta, ai laboratori di fumetto, per imparare a creare con le proprie mani la cosiddetta “letteratura disegnata”. Ovviamente non poteva mancare uno spazio dedicato ai più piccoli: perché ancora oggi sono loro, i bambini, che nonostante siano definiti “nativi digitali” continuano a subire ancora più che gli adulti il fascino della carta stampata. Molto emozionante è stato il gemellaggio con la popolazione ungherese. Al Borgo dei Libri ha presenziato lo scrittore Antal Szerb all’interno di un programma di celebrazioni che avrà il suo culmine nel mese di settembre, quando ci sarà il ricordo della fine della Prima Guerra Mondiale, che sancì l’alleanza tra il nostro Paese e l’Ungheria. La location di Torrita ha anche dato spazio ad aventi interattivi, come ad esempio “Il Borgo dei Misteri”, una sorta di romanzo giallo messo in scena dal vivo per coinvolgere i lettori-spettatori. Da tre anni a questa parte si sperimenta questa incredibile sinergia tra libri e borghi storici, che sembra capace di dare giovamento all’uno e all’altro attore di questa storia, antica e moderna al tempo stesso.

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Libri da gustare a Sanremo

Posted by on Apr 24, 2018 in Uncategorized |

Da sempre il binomio tra enogastronomia e letteratura è andato di pari passo. Non solo e non tanto perché anche la cultura culinaria fa parte del mondo dei libri attraverso i ricettari (che, per inciso, sono tra i libri più venduti in Italia), ma anche perché in ogni romanzo che si rispetti, in ogni racconto o favola, c’è sempre un momento dedicato al cibo. Alimentarsi, d’altro canto, è fondamentale per l’uomo, per la sua sopravvivenza e per restare in buona salute: non stupisce dunque che questa tematica rivesta un ruolo fondamentale anche all’interno della carta stampata (o degli e-book, per par condicio). Addirittura in Italia, che è il Paese che più di ogni altro coltiva il culto della buona tavola, è stata pensata una rassegna letteraria tutta incentrata su quei libri che, in un modo o nell’altro, trattano il tema dell’alimentazione. Si tratta di “Libri da gustare”, giunta quest’anno alla sua XXIesima edizione. La location, quest’anno come sempre, è la splendida città di Sanremo, e da marzo fino a maggio si susseguiranno gli appetitosi appuntamenti. Tutta la kermesse è strutturata come un concorso, anche se la competizione non è reale: i libri che vengono selezionati per farne parte hanno già vinto un riconoscimento per il solo fatto di essere stati scelti. L’edizione 2018 ha già previsto alcuni appuntamenti: il 9 marzo è stato presentato il volume “Gustologia. Viaggio nell’Italia del cibo dalla terra alla tavola” scritto dal noto presentatore televisivo (nonché buona forchetta) Patrizio Roversi mentre il 30 dello stesso mese è stata la volta di “Italia dei sapori. Da nord a sud, il meglio della nostra cucina secondo Sale&Pepe” di Laura Maragliano insieme a “Cucinando per le stelle Ricette, astri e celebrità” dello chef Fabio “Mendo” Mendolicchio. Nel mese di aprile, il giorno 13, si è svolto il terzo incontro di “libri da gustare”, nell’ambito del quale si sono raccontati due volumi diversi ma complementari: “L’ingrediente della felicità” di Clara e Gigi Padovani e “Più fumetto che arrosto. Biografie e ritratti dei più famosi chef stellati” di Danilo Paparelli. “L’ingrediente della felicità” è un lungo e interessantissimo excursus su un cibo che è amato dai più e di certo da nessuno ignorato, ovvero il cioccolato. Tra le pagine del libro se ne ripercorre la storia, si scoprono tante curiosità, si svela ogni mistero di questo dolce e scuro alimento. “Più fumetto che arrosto” è una sorta di biografia per immagini di alcuni degli chef più famosi di ogni tempo: il noto disegnatore Danilo Paparelli ha voluto omaggiare in questo modo, con un lavoro per lui un po’ insolito, il mondo dell’alta cucina. E la manifestazione non è ancora finita: sono previsti altri due appuntamenti, uno il 4 maggio di cui sarà protagonista il volume “Il banchetto di nozze e altri sapori” di Carmine Abate e l’ultimo il 18 maggio in cui si parlerà di “Mangiare con gli occhi. Iconografie del cibo nell’arte” di Mariella Carrossino e di “Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi di Torino” di Luca Iaccarino. Alla fine verrà eletto il “libro più gustoso dell’anno”, il premio verrà consegnato in autunno. Chiaramente, vista la specifica tematica trattata da questa singolare rassegna letteraria, ad ogni incontro non mancano degustazioni di vini e prodotti tipici del territorio, grazie alla collaborazione di Confartigianato, Cna, Confcommercio e Confesercenti.

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Il successo delle biblioteche di condominio

Posted by on Apr 24, 2018 in Uncategorized |

Sembra una favola, a raccontarla così: la storia delle piccole biblioteche di condominio che fanno riscoprire il piacere di leggere un buon libro e di confrontarsi con altre persone dopo la lettura. Sembra una favola perché nel periodo storico che stiamo vivendo l’industria del libro, specie in Italia, non attraversa un periodo particolarmente florido. Ancora meno buoni sono i rapporti tra vicini, specie tra condomini. Eppure, pare che la passione per la lettura possa diventare anche la base di un vivere sociale migliore, e la speranza è che questo trend possa diffondersi sempre di più e portare buoni frutti. Nel nostro Paese la nascita delle biblioteche di condominio è abbastanza recente, risale a circa 15 anni fa, e ancora non ha le dimensioni che ha invece già assunto negli Stati Uniti, dove sembra che un appartamento cresca di valore se è inserito in un palazzo in cui c’è una piccola biblioteca. La città italiana che ha adottato questo schema virtuoso è stata Milano, che ad oggi conta una decina, alcune nate più di recente ed altre già qualche anno fa. Ma cosa sono le biblioteche di condominio, e perché sembrano essere preferibili alle classiche biblioteche pubbliche? Il primo aspetto che le contraddistingue è sicuramente l’estrema comodità del prestito: la biblioteca viene solitamente collocata in un piccolo ambiente del palazzo. Il più gettonato è l’ex portineria. Quindi non c’è bisogno di andare poi tanto lontano per avere un libro in prestito, ma non è questo il vantaggio principale se si pensa che alcune di queste biblioteche non offrono i loro servizi solo ai condomini, ma a chiunque sia assetato di buone letture. Alcune sono gestite in autonomia, altre sono affidate alle mani capaci dei volontari di alcune associazioni cittadine. Per aderire ad una biblioteca di condominio c’è molta meno burocrazia rispetto ad una biblioteca pubblica: non vengono fatte tessere, non ci sono tempi troppo rigidi per la restituzione. Certo, forse la scelta è meno ampia ma più selezionata, perché viene calibrata sugli interessi dei lettori. Solitamente i libri vengono da donazioni private. Ma senza ombra di dubbio l’aspetto che emerge con maggiore evidenza è quello sociale. Nelle biblioteche di condominio si fa conoscenza, si parla, si prende un the insieme discutendo dell’ultimo libro letto. Queste piccole biblioteche non sono né arrangiate né amatoriali: fanno parte di una vera e propria rete sostenuta dal Sistema Bibliotecario Milano ed hanno un coordinamento centrale, per quanto ognuna di esse abbia una sua identità ben specifica. Ad esempio, la biblioteca di piazzale Dateo è esclusivamente dedicata ai bambini che la prendono letteralmente d’assalto, per quanto le sue dimensioni siano piuttosto ridotte. L’utenza di una delle biblioteche più giovani (è stata aperta a novembre), quella di via Giovio, è invece di un’età decisamente più elevata. Per coinvolgere un numero sempre maggior di utenti sono state organizzate delle letture ad alta voce che hanno riscosso un discreto successo. La bibliotechina di via Solari è una delle prime che ha aperto ed è ospitata nei locali di una ex panetteria. Sarà l’ambiente raccolto, sarà l’accurata selezione dei titoli, sarà che la gente ha voglia di luoghi in cui stare insieme che non siano necessariamente patinati e costosi: queste piccole biblioteche stanno dando una nuova anima alla città, un volto più umano in cui ci si può incontrare tra le pagine di un libro e scoprire che il proprio vicino ha un carattere amichevole e che condivide, magari, le nostre stesse passioni.

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A Roma torna “Libri Come” alla ricerca della Felicità

Posted by on Mar 26, 2018 in Uncategorized |

La domanda è sempre attuale e non passa mai di moda: ha ancora senso leggere un libro in una società in cui basta premere un pulsante per avere accesso ad informazioni sconfinate? E la risposta è sempre la stessa, ed è sì: un libro ha il potere di ampliare gli orizzonti assai più di quanto qualunque computer possa mai fare. E a ribadire l’importanza basilare per la formazione umana che rivestono i libri anche quest’anno, per la sua nona edizione, è tornato a ripetersi l’appuntamento con “Libri Come”, la manifestazione che si svolge a Roma presso l’Auditorium Parco della Musica che mette sotto i riflettori loro, i libri, e i loro autori, cioè gli scrittori. Per l’edizione 2018, che si è svolta tra il 15 e il 18 marzo, il tema scelto è stato piuttosto impegnativo ed è stato la “felicità”. Anche la felicità è un tema che da sempre pone grandi interrogativi all’umanità: cos’è ed è realmente attingibile a questo stadio di esistenza? Forse una risposta univoca non esiste, ma la si è cercata ugualmente attraverso storie, racconti e protagonisti che hanno animato la tre giorni romana con una grande e partecipata affluenza di pubblico. I nomi che quest’anno hanno animato l’evento sono stati numerosi e provenienti da ogni parte del mondo, a dimostrare che “Libri Come” non è solo espressione di una realtà locale ma sempre più, anno dopo anno, si conferma come fiera del libro di rilevanza mondiale. Hanno parlato di felicità e di come poterla raggiungere, attraverso luoghi reali e immaginari, scrittori come Daniel Mendelsohn, Nicole Krauss, Roddy Doyle, Nathan Englander, Ian Rankin, i quali hanno presentato i loro nuovi romanzi che da qui a poco saranno in libreria. Tantissimi anche gli ospiti che sono intervenuti a diverso titolo, come lo psicanalista Massimo Recalcati e il filosofo Remo Bodei. I giovani sono stati coloro che, più di ogni altra categoria, sono stati coinvolti nei vari dibattiti inaugurati negli incontri che hanno costellato le tre giornate di fiera: i giovani di oggi devono dare infatti un senso alla loro esistenza attraverso la ricerca della felicità, che troppo spesso sfugge loro di mano. Un appuntamento molto interessante è stato quello dal titolo “Raccontare il bello: giornalismo e letteratura a confronto”, organizzato dall’agenzia Dire. A dirigere la tavola rotonda c’era Nicola Perrone, direttore della Dire, mentre a rappresentare le due categorie chiamate in causa c’erano Paolo Di Paolo, scrittore, e Chiara Cazzaniga ed Emilio Casalini, giornalisti. Ad ascoltare in platea c’erano 50 ragazzi, i quali si sono confrontati su un tema tanto semplice quanto essenziale, ovvero l’idea che la felicità si possa raggiungere soprattutto inseguendo la propria passione, facendo un lavoro che piaccia davvero e che metta in gioco tutte le capacità personali dell’individuo. Il mestiere di cui si è parlato è quello del narratore: sia il narratore puro, lo scrittore, che non ha altri vincoli se non quelli imposti dalla sua fantasia, e il narratore giornalistico, che invece si deve attenere ai fatti. In entrambe i casi si può aiutare la costruzione di una società più aperta raccontando i luoghi meno noti, e creando una nuova alleanza simbolica con il lettore. “Libri Come” quest’anno ha richiamato oltre 25 mila visitatori che fin dalle prime ore del mattino si sono messi in fila per acquistare il biglietto di ingresso. La manifestazione, come di consueto, è stata curata da Marino Sinibaldi, Michele De Mieri e Rosa Polacco.

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I silent book, i libri senza parole

Posted by on Mar 26, 2018 in Uncategorized |

Quando si pensa ad un libro l’immaginazione ci fa subito visualizzare un volume pieno di pagine, e le pagine piene di parole scritte. Al giorno d’oggi potremmo anche immaginare dei libri non cartacei, e quindi lo schermo di un tablet sul quale scorrono le pagine del nostro romanzo preferito, da gustare lettera dopo lettera. Ma se il libro non avesse le parole? Per chi crede che libro-parola sia un binomio imprescindibile, i silent book potranno costituire una grossa sorpresa. Perché forse sarebbe più corretto dire che il vero binomio imprescindibile sia libro-comunicazione: e la comunicazione più efficace non sempre è quella verbale. Un libro di solito vuole raccontare una storia, ma ha un grosso limite, che è quello linguistico. Se un libro è scritto in inglese e io conosco solo l’italiano, potrò avvicinarmi all’opera di quell’autore soltanto attraverso una traduzione del suo scritto: quindi, attraverso una trasposizione operata da altre persone del suo pensiero. In qualche modo, se non sono capace di fruire un volume attraverso la lingua in cui è stato concepito, non potrò mai attingere davvero al pensiero dello scrittore. Ma se il libro si esprimesse solamente attraverso le immagini? Sono esattamente questi i silent book, un modo di superare ogni tipo di barriera culturale, e anche di età. Questi libri infatti possono essere “letti” da persone che parlano le lingue più diverse del mondo, e anche dai bambini più piccoli che semplicemente ancora non hanno neppure imparato a leggere. Non si deve pensare che questi libri siano semplicemente dei “volumi illustrati”. Se in un libro con illustrazioni queste ultime sono solo un “supporto” alla parola scritta, nel caso dei silent book la parola scritta è del tutto assente: quindi non li si possono equiparare neppure a dei fumetti. Il paragone più calzante che si può fare è con una sceneggiatura cinematografica. Sono le varie immagini statiche che si susseguono sui fogli di carta (o sullo schermo di un tablet) che costruiscono la storia in modo chiaro ed efficace, immediatamente compresile a tutti, senza bisogno di didascalie o balloon. La rivoluzione portata da questo nuovo tipo di letteratura è profondamente inclusiva: la principale prerogativa dei silent book è che davvero chiunque li può leggere senza l’ausilio di nessuno. Per questo è nata un’iniziativa volta a raccogliere questo tipo di libri per la biblioteca di Lampedusa, dove ogni anno arrivano centinaia di bambini (e non solo bambini) che o non sanno leggere, o parlano le lingue più disparate. Questa raccolta unica nel suo genere è stata resa possibile dalla collaborazione tra la rete IBBY International e il Palazzo delle Esposizioni di Roma, dove sono immagazzinati gli stessi volumi destinati a Lampedusa aperti alla consultazione da parte di tutti: docenti, appassionati, semplici curiosi. La letteratura dimostra in questo modo, ancora una volta, la sua capacità di abbattere ogni tipo di barriera, in particolar modo quelle mentali, sfuggendo agli schemi stessi entro i quali sembra essere stata irrigidita e rinnovando se stessa in modi e forme sempre nuove. Uno degli aspetti più interessanti del silent book è che inoltre stimola la creatività dei bambini, che non hanno più bisogno del supporto di un adulto per capire cosa dice il libro che stanno tenendo in mano, ma possono liberamente inventare le conversazioni che vedono disegnate. La lettura diventa così davvero un’esperienza interattiva, capace di dare forma ai sogni e alle qualità di un bambino o anche, perché no, di un adulto.

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La nuova strada dell’editoria italiana

Posted by on Feb 28, 2018 in Uncategorized |

Che l’editoria italiana attraversi un periodo di profonda crisi, e che questo periodo abbia tutta l’aria di non voler finire più, non è una novità. Finora però sembra che nessuno abbia davvero preso sul serio questa crisi, e che di conseguenza non abbia adottato alcuna seria misura per porvi fine. Ma come si può rinvigorire il mondo dei libri in un Paese dove notoriamente si legge pochissimo? Giulio Milani, direttore della casa editrice indipendente Transeuropa Edizioni, ha pensato che la via da percorrere sia l’innovatività, trovare cioè un modo nuovo e originale non solo di comunicare i libri, ma di farli e pubblicarli. Giulio Milani ha d’altro canto dimostrato di avere un buon fiuto per i nuovi talenti. È lui il “responsabile” della prima pubblicazione di un libro di grandissimo successo degli ultimi anni, “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” di Enrico Brizzi. E Brizzi non è l’unico nome che è uscito dalla sua fucina di scrittori. Adesso però Milani ha pensato che pubblicare delle buone storie non sia più sufficiente, ma che sia necessario anche confezionarle in un modo che sia appetibile da parte del pubblico dei lettori. Ed ecco cosa si è inventato. Per prima cosa ha utilizzato una piattaforma di crowdfunding, Eppela, per far conoscere e chiedere finanziamenti per il suo progetto che si chiama “Wildworld”. Wildworld è una collana di romanzi che parleranno tutti di fatti strettamente attinenti alla cronaca contemporanea. Il primo, “La notte dei ragni d’oleandro” di Mario Bramè, ha come oggetto la strage del Bataclan di Parigi. Visto che parliamo di prima pubblicazione (che è in prevendita su Eppela ma che sarà nelle librerie a partire dal mese di marzo) si capisce come il crowdfunding abbia avuto un immediato e strepitoso successo, raggiungendo i massimali previsti entro appena due settimane. Wildworld si proporrà come una successione di tappe, esattamente come se si trattasse di una serie televisiva a puntate, una progressione di diversi autori verso una stessa direzione. Ecco allora che il mondo del libro prende in prestito idee e stilemi da quello del piccolo schermo, per replicare moduli di successo ed adattarli al suo linguaggio. Il progetto di Milani prevede anche un terzo fattore, dopo il crowdfunding e la “pubblicazione seriale”, e si tratta della comunicazione. Per promuovere l’iniziativa, parlarne con i lettori, raccogliere impressioni, l’editore ha caricato su un camper tutta la sua famiglia e ha dato vita ad un vero e proprio tour. Il “Discovery Tour”, così è stato chiamato questo viaggio di 5 settimane attraverso l’Italia, è partito la scorsa estate dalle Marche per toccare altre regioni della penisola. In ogni tappa l’editore ha incontrato persone, presentando le sue idee, raccontando i suoi progetti. Per il momento la sua idea sta risultando vincente, e Milani sembra convinto che questa strada possa essere un buon modo per traghettare la sua piccola casa editrice verso un nuovo futuro. Non si aspetta che anche gli altri editori facciano lo stesso, ha detto, ma di certo propugna un nuovo modo di fare editoria, che si avvicini di più al modo di comunicare contemporaneo e sia in grado di risvegliare nei lettori la voglia di avvicinarsi ai libri. Se la contaminazione è la chiave di lettura dell’arte moderna, anche il mondo dei libri ha imparato a mescolarsi con altre forme di intrattenimento per diventare più nazional popolari, senza perdere il loro valore aggiunto di approfondimento e conoscenza.

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