A Roma torna “Libri Come” alla ricerca della Felicità

Posted by on Mar 26, 2018 in Uncategorized |

La domanda è sempre attuale e non passa mai di moda: ha ancora senso leggere un libro in una società in cui basta premere un pulsante per avere accesso ad informazioni sconfinate? E la risposta è sempre la stessa, ed è sì: un libro ha il potere di ampliare gli orizzonti assai più di quanto qualunque computer possa mai fare. E a ribadire l’importanza basilare per la formazione umana che rivestono i libri anche quest’anno, per la sua nona edizione, è tornato a ripetersi l’appuntamento con “Libri Come”, la manifestazione che si svolge a Roma presso l’Auditorium Parco della Musica che mette sotto i riflettori loro, i libri, e i loro autori, cioè gli scrittori. Per l’edizione 2018, che si è svolta tra il 15 e il 18 marzo, il tema scelto è stato piuttosto impegnativo ed è stato la “felicità”. Anche la felicità è un tema che da sempre pone grandi interrogativi all’umanità: cos’è ed è realmente attingibile a questo stadio di esistenza? Forse una risposta univoca non esiste, ma la si è cercata ugualmente attraverso storie, racconti e protagonisti che hanno animato la tre giorni romana con una grande e partecipata affluenza di pubblico. I nomi che quest’anno hanno animato l’evento sono stati numerosi e provenienti da ogni parte del mondo, a dimostrare che “Libri Come” non è solo espressione di una realtà locale ma sempre più, anno dopo anno, si conferma come fiera del libro di rilevanza mondiale. Hanno parlato di felicità e di come poterla raggiungere, attraverso luoghi reali e immaginari, scrittori come Daniel Mendelsohn, Nicole Krauss, Roddy Doyle, Nathan Englander, Ian Rankin, i quali hanno presentato i loro nuovi romanzi che da qui a poco saranno in libreria. Tantissimi anche gli ospiti che sono intervenuti a diverso titolo, come lo psicanalista Massimo Recalcati e il filosofo Remo Bodei. I giovani sono stati coloro che, più di ogni altra categoria, sono stati coinvolti nei vari dibattiti inaugurati negli incontri che hanno costellato le tre giornate di fiera: i giovani di oggi devono dare infatti un senso alla loro esistenza attraverso la ricerca della felicità, che troppo spesso sfugge loro di mano. Un appuntamento molto interessante è stato quello dal titolo “Raccontare il bello: giornalismo e letteratura a confronto”, organizzato dall’agenzia Dire. A dirigere la tavola rotonda c’era Nicola Perrone, direttore della Dire, mentre a rappresentare le due categorie chiamate in causa c’erano Paolo Di Paolo, scrittore, e Chiara Cazzaniga ed Emilio Casalini, giornalisti. Ad ascoltare in platea c’erano 50 ragazzi, i quali si sono confrontati su un tema tanto semplice quanto essenziale, ovvero l’idea che la felicità si possa raggiungere soprattutto inseguendo la propria passione, facendo un lavoro che piaccia davvero e che metta in gioco tutte le capacità personali dell’individuo. Il mestiere di cui si è parlato è quello del narratore: sia il narratore puro, lo scrittore, che non ha altri vincoli se non quelli imposti dalla sua fantasia, e il narratore giornalistico, che invece si deve attenere ai fatti. In entrambe i casi si può aiutare la costruzione di una società più aperta raccontando i luoghi meno noti, e creando una nuova alleanza simbolica con il lettore. “Libri Come” quest’anno ha richiamato oltre 25 mila visitatori che fin dalle prime ore del mattino si sono messi in fila per acquistare il biglietto di ingresso. La manifestazione, come di consueto, è stata curata da Marino Sinibaldi, Michele De Mieri e Rosa Polacco.

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I silent book, i libri senza parole

Posted by on Mar 26, 2018 in Uncategorized |

Quando si pensa ad un libro l’immaginazione ci fa subito visualizzare un volume pieno di pagine, e le pagine piene di parole scritte. Al giorno d’oggi potremmo anche immaginare dei libri non cartacei, e quindi lo schermo di un tablet sul quale scorrono le pagine del nostro romanzo preferito, da gustare lettera dopo lettera. Ma se il libro non avesse le parole? Per chi crede che libro-parola sia un binomio imprescindibile, i silent book potranno costituire una grossa sorpresa. Perché forse sarebbe più corretto dire che il vero binomio imprescindibile sia libro-comunicazione: e la comunicazione più efficace non sempre è quella verbale. Un libro di solito vuole raccontare una storia, ma ha un grosso limite, che è quello linguistico. Se un libro è scritto in inglese e io conosco solo l’italiano, potrò avvicinarmi all’opera di quell’autore soltanto attraverso una traduzione del suo scritto: quindi, attraverso una trasposizione operata da altre persone del suo pensiero. In qualche modo, se non sono capace di fruire un volume attraverso la lingua in cui è stato concepito, non potrò mai attingere davvero al pensiero dello scrittore. Ma se il libro si esprimesse solamente attraverso le immagini? Sono esattamente questi i silent book, un modo di superare ogni tipo di barriera culturale, e anche di età. Questi libri infatti possono essere “letti” da persone che parlano le lingue più diverse del mondo, e anche dai bambini più piccoli che semplicemente ancora non hanno neppure imparato a leggere. Non si deve pensare che questi libri siano semplicemente dei “volumi illustrati”. Se in un libro con illustrazioni queste ultime sono solo un “supporto” alla parola scritta, nel caso dei silent book la parola scritta è del tutto assente: quindi non li si possono equiparare neppure a dei fumetti. Il paragone più calzante che si può fare è con una sceneggiatura cinematografica. Sono le varie immagini statiche che si susseguono sui fogli di carta (o sullo schermo di un tablet) che costruiscono la storia in modo chiaro ed efficace, immediatamente compresile a tutti, senza bisogno di didascalie o balloon. La rivoluzione portata da questo nuovo tipo di letteratura è profondamente inclusiva: la principale prerogativa dei silent book è che davvero chiunque li può leggere senza l’ausilio di nessuno. Per questo è nata un’iniziativa volta a raccogliere questo tipo di libri per la biblioteca di Lampedusa, dove ogni anno arrivano centinaia di bambini (e non solo bambini) che o non sanno leggere, o parlano le lingue più disparate. Questa raccolta unica nel suo genere è stata resa possibile dalla collaborazione tra la rete IBBY International e il Palazzo delle Esposizioni di Roma, dove sono immagazzinati gli stessi volumi destinati a Lampedusa aperti alla consultazione da parte di tutti: docenti, appassionati, semplici curiosi. La letteratura dimostra in questo modo, ancora una volta, la sua capacità di abbattere ogni tipo di barriera, in particolar modo quelle mentali, sfuggendo agli schemi stessi entro i quali sembra essere stata irrigidita e rinnovando se stessa in modi e forme sempre nuove. Uno degli aspetti più interessanti del silent book è che inoltre stimola la creatività dei bambini, che non hanno più bisogno del supporto di un adulto per capire cosa dice il libro che stanno tenendo in mano, ma possono liberamente inventare le conversazioni che vedono disegnate. La lettura diventa così davvero un’esperienza interattiva, capace di dare forma ai sogni e alle qualità di un bambino o anche, perché no, di un adulto.

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La nuova strada dell’editoria italiana

Posted by on Feb 28, 2018 in Uncategorized |

Che l’editoria italiana attraversi un periodo di profonda crisi, e che questo periodo abbia tutta l’aria di non voler finire più, non è una novità. Finora però sembra che nessuno abbia davvero preso sul serio questa crisi, e che di conseguenza non abbia adottato alcuna seria misura per porvi fine. Ma come si può rinvigorire il mondo dei libri in un Paese dove notoriamente si legge pochissimo? Giulio Milani, direttore della casa editrice indipendente Transeuropa Edizioni, ha pensato che la via da percorrere sia l’innovatività, trovare cioè un modo nuovo e originale non solo di comunicare i libri, ma di farli e pubblicarli. Giulio Milani ha d’altro canto dimostrato di avere un buon fiuto per i nuovi talenti. È lui il “responsabile” della prima pubblicazione di un libro di grandissimo successo degli ultimi anni, “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” di Enrico Brizzi. E Brizzi non è l’unico nome che è uscito dalla sua fucina di scrittori. Adesso però Milani ha pensato che pubblicare delle buone storie non sia più sufficiente, ma che sia necessario anche confezionarle in un modo che sia appetibile da parte del pubblico dei lettori. Ed ecco cosa si è inventato. Per prima cosa ha utilizzato una piattaforma di crowdfunding, Eppela, per far conoscere e chiedere finanziamenti per il suo progetto che si chiama “Wildworld”. Wildworld è una collana di romanzi che parleranno tutti di fatti strettamente attinenti alla cronaca contemporanea. Il primo, “La notte dei ragni d’oleandro” di Mario Bramè, ha come oggetto la strage del Bataclan di Parigi. Visto che parliamo di prima pubblicazione (che è in prevendita su Eppela ma che sarà nelle librerie a partire dal mese di marzo) si capisce come il crowdfunding abbia avuto un immediato e strepitoso successo, raggiungendo i massimali previsti entro appena due settimane. Wildworld si proporrà come una successione di tappe, esattamente come se si trattasse di una serie televisiva a puntate, una progressione di diversi autori verso una stessa direzione. Ecco allora che il mondo del libro prende in prestito idee e stilemi da quello del piccolo schermo, per replicare moduli di successo ed adattarli al suo linguaggio. Il progetto di Milani prevede anche un terzo fattore, dopo il crowdfunding e la “pubblicazione seriale”, e si tratta della comunicazione. Per promuovere l’iniziativa, parlarne con i lettori, raccogliere impressioni, l’editore ha caricato su un camper tutta la sua famiglia e ha dato vita ad un vero e proprio tour. Il “Discovery Tour”, così è stato chiamato questo viaggio di 5 settimane attraverso l’Italia, è partito la scorsa estate dalle Marche per toccare altre regioni della penisola. In ogni tappa l’editore ha incontrato persone, presentando le sue idee, raccontando i suoi progetti. Per il momento la sua idea sta risultando vincente, e Milani sembra convinto che questa strada possa essere un buon modo per traghettare la sua piccola casa editrice verso un nuovo futuro. Non si aspetta che anche gli altri editori facciano lo stesso, ha detto, ma di certo propugna un nuovo modo di fare editoria, che si avvicini di più al modo di comunicare contemporaneo e sia in grado di risvegliare nei lettori la voglia di avvicinarsi ai libri. Se la contaminazione è la chiave di lettura dell’arte moderna, anche il mondo dei libri ha imparato a mescolarsi con altre forme di intrattenimento per diventare più nazional popolari, senza perdere il loro valore aggiunto di approfondimento e conoscenza.

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Il mercato del libro e la politica

Posted by on Feb 28, 2018 in Uncategorized |

Quando si parla di dati di vendita dei libri si deve osservare che l’attenzione non è mai puntata solo e soltanto sui risultati economici, come invece accade per qualunque altro bene di consumo, come ad esempio le automobili o i dispositivi tecnologici. Questo perché il libro non viene, né può, essere percepito meramente come un “oggetto di consumo”, ma è un importante indicatore del livello culturale di un paese. Sappiamo che da questo punto di vista l’Italia rimane fanalino di coda ormai da molti anni non solo dell’Europa ma un po’ di tutto il mondo. Nella nostra bella penisola, che ha dato i natali a tanti illustri scrittori, si legge pochissimo, e questi dati sono purtroppo stati riconfermati anche quest’anno: secondo l’Aie (Associazione italiana editori) solo il 65% delle persone di età compresa tra i 16 e 75 anni legge almeno un libro l’anno. Dato solo un pochino migliore di quello dell’Istat, che parla appena di un 40%, ma comunque non positivo. Basti pensare che in queste statistiche sono incluse anche le persone che hanno semplicemente letto un manuale di cucina, e per di più non è neanche detto che lo abbiano ultimato ma anche solo appena iniziato. A fronte di questo palese disamore degli italiani per la lettura, che nonostante venga incentivata con molte interessanti campagne di sensibilizzazione resta un’attività assai poco praticata, nell’ambito delle vendite arrivano notizie di genere diverso. Sembra infatti che l’anno passato il mercato del libro abbia fatto segnare una leggera ripresa, ripresa che tra l’altro assume anche una connotazione differente rispetto a quella degli anni precedenti. Se in precedenza, infatti, a far segnare dei piccolissimi punti percentuale in più era stato il fatto che cresceva il prezzo di copertina dei libri (quindi si incassava di più non perché si vendesse di più, ma perché i libri avevano un costo maggiore) ora invece la crescita sembra essere stata reale. Inoltre, nelle statistiche non sono nemmeno compresi i dati di vendita di Amazon, che ha fagocitato una notevole fetta di mercato. Ad onor del vero però bisogna dire che in Italia sono le librerie fisiche quelle in cui i (pochi) lettori si recano per acquistare i volumi che desiderano. Ciò che risulta dai numeri pubblicati dall’Aie è che nel 2017 il mercato del libro è cresciuto di 5,8% e che quindi il volume d’affari è aumentato dell’1,2%. In queste stime sono compresi sia libri cartacei, e-book e audiolibri. Queste ultime due realtà si sono guadagnare un mercato che vale ben 64 milioni di euro nel nostro Paese. Il dato più significativo però, come dicevamo, è che per la prima volta in 7 anni è aumentato il numero reale di titoli venduti. I risultati raggiunti sembrano sempre del tutto insufficienti, considerando che nel 2017 sono stati stampati 67mila titoli nuovi, di cui 19.860 di narrativa. Qual è dunque il problema, la quantità o la qualità? Secondo Riccardo Franco Levi, presidente dell’Aie, il problema è puramente politico. Siccome, come si affermava all’inizio, il libro non è un semplice bene di consumo, è necessario che la sua diffusione (e anche un suo costo inferiore) sia un problema considerato anche a livello politico. Da quanti libri si leggono si denota il grado di civiltà di un popolo: questo dovrebbe interessare chi ci governa, anche se la questione del mercato editoriale è fuori da dibattito politico da molto tempo ormai.

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Books for cooks: cibo e lettura

Posted by on Feb 6, 2018 in Uncategorized |

Sappiamo bene che, purtroppo, il nostro Paese non è uno di quelli in cui si legga di più; al contrario è uno di quelli in cui si legge di meno. Quando, anno dopo anno, si stilano i report della tipologia di libri che è stata maggiormente venduta si può notare come in testa alla classifica, tra i libri per l’infanzia e i manuali, ci siano soprattutto i ricettari e, in generale, i libri di cucina. Il cibo e la letteratura sono da sempre un binomio affascinante e anche oggi, in cui abbiamo la possibilità di cercare tutte le ricette che ci interessano semplicemente digitando una ricerca su Google, il fascino del ricettario rimane invariato. Sfogliandone le pagine è un po’ come se tornassimo indietro, a sbirciare tra le pagine del quaderno in cui la nonna annotava dosi e modalità di preparazione dei suoi prelibati manicaretti. Ma, c’è un ma: molto spesso le ricette che vengono raccontate sui libri di cucina sono difficilmente duplicabili. Magari richiedono ingredienti che non si trovano con facilità nei nostri supermercati, o non sono ben spiegate e quando proviamo a cimentarci tra i fornelli riusciamo solo a combinare un disastro e diamo la colpa di tutto al libro incriminato. Ma è davvero sua la colpa? Per mettere alla prova la validità delle ricette che vengono raccolte all’interno dei libri di cucina che ci sono in commercio una piccola libreria londinese ha dato il via ad un curioso esperimento che sta avendo un notevole successo, e ormai da alcuni anni. In questa libreria, infatti, non solo si possono trovare tutti i libri di cucina mai pubblicati al mondo, ma si può provare di persona a realizzarne le ricette per verificarne la validità! “Books for cooks”, questo il nome della libreria, è stata aperta nell’esclusivo quartiere di Notting Hill nel 1983 da Heidi Lascelles, che all’epoca faceva l’infermiera. In quel tempo, molto più che oggi, la cucina anglosassone era tutto fuorchè sana e salutare, mentre Heidi era consapevole di quanto la buona salute di una persona parta da quello che mette in tavola. Per propugnare una migliore cultura alimentare decise di aprire una libreria in cui raccogliere tutti i libri di cucina che fosse riuscita a reperire. Qualche tempo dopo ebbe anche un’altra idea: dotare la libreria di una cucina e permettere ai clienti di sperimentare personalmente le ricette lette sui libri. Oggi Heidi, da brava amante della buona cucina, vive in Italia, e la libreria che ha fondato viene gestita con entusiasmo dai coniugi Rosie Kindersley ed Eric Treuille. I due hanno ideato una formula molto efficace: ogni giorno della settimana servono il pranzo ad un ristretto numero di persone, scegliendo le ricette tra quelle dei numerosi volumi ammucchiati sugli scaffali di “Books for cooks”. Acquistano gli ingredienti necessari nel vicino mercato di Portobello Road, per evitare sprechi, e pubblicano il menu che si compone di un primo, un secondo e un dolce. I costi sono molto ridotti e quello che più piace agli avventori è l’atmosfera conviviale e raccolta che si crea tra i commensali, che di solito sono dei perfetti sconosciuti finché non varcano la porta della libreria. C’è un giorno dedicato ai vegetariani e un altro dedicato al pesce, così tutti vengono accontentati. Books for cooks propone un curioso connubio tra i profumi della cucina e della carta dei libri che da molti anni ormai si dimostra vincente.

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I libri e le fascette

Posted by on Feb 6, 2018 in Uncategorized |

In America le chiamano con una lunga espressione: “advertising paper book band with blurb on it”, che però viene sovente abbreviata semplicemente con il termine “blurb”. Si tratta delle fascette che vengono messe dagli editori sopra alla copertina di un libro. Da parte dei lettori c’è un rapporto di amore-odio con le fascette. Da una parte esse aiutano ad identificare dei tratti salienti del romanzo che si sta per acquistare, offrendo dunque degli elementi per decidere se quel libro fa davvero per noi. Dall’altra spesso tagliano le dita, si attorcigliano intorno alla copertina sovrapposta, e molto spesso finiscono per essere buttate. Ma quando è nato l’uso di mettere questa banda sopra i libri, e perché? La primogenitura delle fascette spetta ad un autore statunitense molto amato, il poeta Walt Whitman. Questi decise di mandare il manoscritto di una delle sue raccolte di poesia, “Foglie d’erba”, all’amico e critico letterario Ralph Waldo Emerson per avere un suo parere. Emerson fu molto generoso con Whitman, lo elogiò per il suo lavoro e gli scrisse, in una lettera piena di complimenti, anche questa frase “Ti vedo all’inizio di una grande carriera”. L’editore di Whitman, che poi decise di pubblicare la raccolta, trovò questa frase talmente di buon auspicio che la usò per realizzare la prima fascetta della storia. Era il 1856, e da allora quella di fare fascette è diventata una sorta di arte, non più solo un complemento del libro ma qualcosa che lo identifica al punto da incrementarne il volume di vendite. Si calcola infatti che la presenza della fascetta sulla copertina riesca a portare anche il 30% delle vendite in più: questo secondo i dati raccolti da AIE (Associazione Italiana Editori), anche se la percezione di molti è che in realtà l’abuso che si fa di questo strumento lo abbia reso un po’ meno efficace di quanto non lo fosse in passato. Adesso almeno un libro su due ha il suo “blurb”: se un tempo esso serviva soprattutto per ricordare qualche premio vinto, o per riportare il numero delle copie già vendute in caso di ristampa, oggi invece sulle fascette viene scritto di tutto. A volte le informazioni sono fuorvianti; molto spesso le frasi sono semplici slogan pubblicitari che hanno lo scopo di attirare l’attenzione del lettore per spingerlo a comprare quel libro. In America molto spesso sulle fascette viene riportata solo una parola, ma in Italia sembra che questa sobrietà non funzioni. Di solito si riporta invece un’opinione, una frase scarna di un altro autore che abbia dato la sua opinione sul libro in questione e sul suo scrittore. Chiedere però ad uno scrittore di dire cosa ne pensa del lavoro di un suo collega può anche essere controproducente, nel senso che quasi mai il suo pensiero sarà davvero spontaneo e rispondente al vero. Così come ipotizzato da Woody Allen nel suo film “Midnight in Paris”, dove sulla scena appare un memorabile Ernest Hemingway, quando si giudica il prodotto della creatività altrui non lo si fa mai positivamente, o per una reale valutazione o per invidia nei confronti di un’opera ben fatta. Quindi se un autore scrive una fascetta su un altro autore di solito lo fa su spinta della casa editrice, la quale pubblica i libri di entrambe. Le fascette insomma rispondono a molteplici scopi: e i lettori più accorti hanno un metodo davvero utile di riutilizzarle, trasformandoli in comodi e pratici segnalibri.

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La festa della piccola editoria a Roma: “Più libri, più liberi”

Posted by on Dic 18, 2017 in Uncategorized |

Il mercato editoriale italiano, come è noto, vive da anni una profonda crisi legata al fatto che le persone che leggono sono sempre di meno. Ma non è questo l’unico fattore che sta spegnendo il mercato librario: l’altro aspetto è quello relativo alla mercificazione dell’oggetto-libro. Se notoriamente la letteratura e la carta stampata hanno avuto il compito di divulgare idee, di indurre la gente a pensare, di scoprire nuovi talenti, al giorno d’oggi purtroppo anche queste realtà sono diventate schiave del mercato. Le grande case editrici, quelle che detengono il potere assoluto, non investono sui giovani, non rischiano, ma preferiscono puntare sui best seller, sugli autori già quotati, e quindi su idee già sentite. Chi rischia, invece, è la piccola editoria, che però stenta a sopravvivere al confronto con i colossi del settore. Anche se, a ben vedere, sembra che le cose stiano prendendo una direzione diversa, in cui il coraggio di osare comincia anche a pagare. Tra il 6 e il 10 dicembre 2017 a Roma si è svolta la rassegna della piccola editoria, promossa dall’AIE (Associazione Italiana Editori) come ogni anno. Solo che quest’anno è stata scelta una location di eccezione, e i numeri hanno dimostrato come il settore dell’editoria indipendente, pur continuando per sua natura a restare una nicchia, stia però crescendo in modo esponenziale. Infatti nel 2016 il numero dei piccoli e medi editori è aumentato di oltre il 6%; i nuovi titoli pubblicati sono stati oltre l’1% e la quota di mercato è lievitata di oltre un 7%. Piccole cifre, certo, ma lusinghiere per un comparto che notoriamente viene dato per sconfitto in partenza. Ecco perché la kermesse “Più libri, più liberi” che è dedicata all’editoria indipendente quest’anno ha acquisito un nuovo peso. Peso, come dicevamo, sottolineato anche dal luogo in cui la manifestazione è stata ospitata. Non più, come in passato, la pur prestigiosa sede del Palazzo dei Congressi, ma la celebre “Nuvola” di Fuksas. Questo straordinario edificio, la cui inaugurazione è stata a lungo prorogata per via di vari problemi, con la fiera della piccola editoria ha ospitato per la prima volta un evento aperto al pubblico. Il direttore di Eur congressi, Plinio Malucchi, si è detto molto soddisfatto che “Più libri, più liberi” abbia in qualche modo inaugurato la “stagione pubblica” dell’edificio, che da questo momento in poi si pone come fulcro attrattivo della Roma moderna. Venendo poi ai contenuti dell’evento in se, il programma di quest’anno è stato davvero nutrito. Sono intervenuti molti ospiti prestigiosi, oltre 1000 autori italiani e non. Le case editrici presenti erano oltre 500, e oltre 500 gli eventi in programma. La tematica che si è voluta proporre quest’anno come centro dei dibattiti è stata la legalità. Tra gli ospiti intervenuti che si sono intrattenuti su questo delicatissimo argomento c’erano Pietro Grasso, Presidente del Senato, Corrado Augias e Roberto Saviano, solo per citare alcuni nomi. Non sono poi mancate stelle di prima grandezza nella letteratura contemporanea italiana, come Andrea Camilleri e Alessandro Baricco, e una miriade di altri autori di nazionalità anche non italiana che con le loro opere hanno voluto far riflettere e non solo intrattenere. Naturalmente c’è stata anche una sezione dedicata ai bambini, che da sempre sono lo zoccolo duro dei lettori nel nostro Paese, curata dalle Biblioteche di Roma. “Più libri, più liberi” si è espressa a favore della “bibliodiversità”, affinché le dure leggi del mercato non soffochino il proliferare e il diffondersi di nuove idee.

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