Il tempo per leggere

Posted by on Mar 1, 2017 in Uncategorized |

Recentemente sul magazine on line Quartz è apparso un articolo piuttosto provocatorio, che però ha suscitato una profonda riflessione in tutti coloro che lo hanno letto. Il titolo dell’articolo è “In the time you spend on social media each year, you could read 200 books”, vale a dire “nello stesso tempo che impieghi ogni anno per stare sui social network, potresti leggere 200 libri”. Lo scrittore si rivolge ad un pubblico americano, ma il ragionamento che fa sembra ancora più adatto a quello italiano. Notoriamente in fatti gli italiani leggono pochissimo, e nell’articolo di Quartz lo scrittore enumera tutte le varie “scuse” che, a suo dire, si accampano per giustificare il fatto che si legga poco. La più usuale e sentita è “non ho tempo” oppure “la lettura non fa per me”. Ma è davvero così? In realtà, tempo libero ne abbiamo a profusione, solo che amiamo impiegarlo per altro tipo di attività, attività che nell’articolo vengono definite “trash”, vale a dire spazzatura. Secondo i calcoli che vengono fatti, ogni americano in media trascorre ogni anno 608 ore navigando in internet, e più specificatamente consultando i social network più gettonati (Facebook, Twitter, Instagram) e ben 1642 ore guardando la televisione. Considerando che in media si calcola che si possano leggere 200 libri in 417 ore, ecco che si scopre con facilità come nell’arco dei dodici mesi parte del tempo che si “spreca” in attività poco intellettualmente stimolanti, come il networking e la televisione, possa invece essere usata per mettersi a leggere un buon libro. Come dicevamo, l’articolo è volutamente provocatorio ma spalanca la porta ad una profonda verità, ed è che al giorno d’oggi le persone preferiscono spendere il proprio tempo in attività che non le impegnino troppo dal punto di vista mentale. Questo però è un cane che si morde la coda: meno si allena il cervello a pensare, meno si ha voglia di accenderlo. Senza necessariamente dover demonizzare internet, che è comunque una fonte di conoscenza inesauribile, né la televisione, che può essere un piacevole passatempo, l’autore dell’articolo cerca di far capire come, anche senza per questo dover davvero leggere 200 libri in un solo anno, sia possibile dedicare parte del proprio tempo libero anche alla lettura dei libri. Non importa il mezzo, prosegue, si può preferire il tradizionale libro cartaceo, usare piuttosto l’e-book o qualunque altro supporto multimediale: quello che conta è lasciare che la propria mente possa spaziare verso orizzonti più vasti. Di se stesso, l’autore dice di aver avuto il coraggio di cambiare vita solo grazie alla lettura. Prima, racconta, faceva un lavoro poco gratificante, che però si sarebbe accontentato di svolgere per il resto della sua vita, sprofondando nella depressione, se un giorno non avesse deciso di prendere un libro in mano e di cominciare a leggere. In questo modo, prosegue, ha scoperto tante cose nuove e ha trovato in sé una forza inattesa, quella che gli ha concesso di trovare il coraggio per licenziarsi, fare le valigie e partire. Leggere ti cambia davvero la vita, questo sembra essere il messaggio che vuole passare. Ma anche se questo non accade, di certo offre una valida alternativa ad una realtà che troppo spesso soffoca la personalità e assopisce la fantasia. Quindi perché non provare? Basta in una settimana sottrarre qualche ora al pc o allo smartphone per dedicarla ai libri: alla fine ci si potrebbe anche prendere gusto.

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Più libri, meno lettori

Posted by on Feb 22, 2017 in Uncategorized |

Quando si parla dell’editoria in Italia c’è un dato di fatto che ormai non fa nemmeno più scalpore, tanto ormai si è consolidato, ed è il bassissimo numero dei cosiddetti “lettori forti”. Fanalino di coda dell’intera Europa, l’Italia è noto come il Paese in cui si legge pochissimo, e i dati, anno dopo anno, non fanno che confermare questo fatto. L’AIE (Associazione Italiana editori) ha presentato il suo resoconto anche relativamente al 2016, e si può notare come la situazione sia pressoché invariata. Il numero dei “lettori forti”, vale a dire quelli che in media leggono almeno un libro al mese, è di tre milioni di persone, su una popolazione complessiva che oscilla tra i 22 e i 24 milioni. I lettori forti sono rappresentati per lo più dalle persone più anziane e da quelle giovanissime, ovvero i bambini. I lettori che potremmo definire “deboli”, ovvero che leggono solo occasionalmente, sono una massa indistinta la cui entità dipende in gran parte dal best seller del momento. La “crisi dell’editoria” dunque, che è in atto ormai da oltre vent’anni e che mina in modo inesorabile il mercato del libro, è stata sempre addebitata ai consumatori. La colpa della crisi dell’editoria, per dirla con una parola, è degli italiani, che leggono poco o non leggono affatto. Ma è davvero così? In effetti, si scopre che c’è un altro dato che andrebbe preso in considerazione e che invece viene per lo più ignorato, ed è quello dei libri che vengono pubblicati ogni anno. Con questo non si vuole dire che non sia vero che l’Italia è un Paese dove la lettura non è molto amata, ma è anche vero che questa, come si diceva appunto, non è affatto una novità. La carenza di lettori forti non è un dato che è emerso solo negli ultimi anni. I lettori forti sono sempre stati gli stessi, come numero, a partire dagli anni Ottanta. In quel periodo però il mercato librario era tutt’altro che in crisi ma prosperava. Come mai? La risposta è semplice e sotto gli occhi di tutti, anche se sovente viene bellamente ignorata. Il problema non sta nel numero dei lettori, ma nel numero dei libri. Nel 1980, sempre secondo gli attendibilissimi dati AIE, sul mercato librario italiano uscivano in media 13 mila novità l’anno; 1000 di questa novità erano di narrativa. Nel 2016 le novità in libreria sono state ben 66 mila, di cui 18 mila appartenenti al genere della narrativa. I numeri parlano chiaro: la produzione di libri è aumentata a dismisura a fronte di un bacino d’utenza che è restato invariato. Impossibile dunque aspettarsi altro che un crollo delle vendite, se confrontate alla spropositata quantità di materiale prodotta. Tutto questo è accaduto per via della progressiva industrializzazione del mercato del libro, che ha fatto in modo che si stampassero sempre più volumi, cosa che, giocoforza, va a scapito della qualità e anche della permanenza in libreria. Inoltre, il lettore non ha nemmeno più il tempo di discernere con calma quale possa essere il testo più adatto a lui, oppresso com’è da una scelta davvero troppo vasta. Da un punto di vista economico questo sistema può essere retto solo dalle grandi case editrici, che riescono a garantire ancora i loro fatturati, ma fagocita le piccole case editrici e soprattutto conduce ad una morte progressiva del settore, che perde sempre più in qualità, alimentando la sua crisi già conclamata.

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Dalla malattia il dono dei libri

Posted by on Dic 12, 2016 in Uncategorized |

I libri sono un bene prezioso per tutta l’umanità, ma forse nemmeno chi li ama profondamente ne vede fino in fondo il magico potere. La storia di Elena e di suo figlio Federico invece dimostra appieno come la bellezza della lettura, unita alla generosità di un dono fatto senza secondi fini, possa far accadere dei piccoli miracoli. Elena Barbieri è una giovane mamma che vive a Formigine, un piccolo comune del modenese. Da sempre appassionata di libri e letture, si era fatta conquistare dall’esperienza delle “Little free libraries” americane. Si tratta di piccoli spazi privati in cui chi desidera può prendere dei libri in prestito ed in cambio lasciare i propri, se lo desidera. Elena avrebbe voluto costruire qualcosa di simile nel giardino antistante casa sua, ma suo marito e i suoi amici l’avevano scoraggiata. Le dicevano che in Italia un’idea simile non avrebbe mai funzionato: la gente si sarebbe limitata a depredare la piccola libreria rubando i volumi, senza lasciare nulla in cambio. Così Elena ha accantonato il suo sogno… salvo poi riprenderlo in mano a seguito di una bruttissima notizia. Qualche tempo dopo a suo figlio Federico fu diagnosticata la leucemia. La lotta contro la malattia avrebbe costretto suo figlio in casa per lunghi mesi senza niente da fare. Sua madre voleva inventarsi qualcosa che tenesse occupato il suo piccolo, che gli desse qualcosa di bello a cui pensare al di fuori della sua malattia. Così ha deciso di riciclare l’ipotesi di dare vita ad una piccola libreria domestica. Elena e Federico si sono messi al lavoro: insieme hanno costruito una casetta e l’hanno dipinta di rosso. L’unica regola scritta su un’asse era “prendi un libro, lascia un libro”. Per riempirla all’inizio Elena ha pensato di chiedere aiuto su Facebook: ha chiesto qualche libro, senza spiegare esattamente il motivo. Al di là delle tetre previsioni dei suoi amici, l’iniziativa ha avuto un successone, anzi. Se l’idea era “prendi un libro e lascia un libro”, è accaduto che la maggior parte degli avventori della libreria di Elena e Federico si dimostravano assai più generosi. Le donazioni sono aumentate tanto in così poco tempo che la casetta si è dimostrata insufficiente a contenere tutta la mole di libri arrivata. Così, piano piano, sono state aperte le “succursali”. Elena ha ribattezzato le casette “Biblioteca del Gufo”, perché, dice, le piace pensare che anche durante la notte, magari mentre tornano dalla birreria, i ragazzi si possano fermare a prendere un libro. La Biblioteca del Gufo è sempre aperta, non dorme mai. E mentre Federicocombatteva la sua malattia, ormai in regressione, le biblioteche si moltiplicavano: dopo quella presso il Palazzetto dello Sport, ne è stata aperta un’altra dietro la chiesa di Corlo, poi una vicino ad un bar di Magreta, vicino al Comix Pub di Fiorano, presso il reparto di oncoematologia pediatrica del Policlinico di Modena, e si prevedono due nuove aperture, una alla stazione e un’altra sul campo di rugby di Formigine. Esiste persino un magazzino del Gufo, tante sono state le donazioni. E se molto spesso i libri che vengono donati sono di scarso valore, tanto che Elena ha persino organizzato un “reading dei libri brutti”, tanti sono invece di grande pregio. Ma quel che più conta sono tutti nati dalla generosità della gente, e ancora una volta gli italiani hanno dimostrato di avere una grande sensibilità e di saper donare senza attendersi nulla in cambio.

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Libri gratis per superare l’emergenza

Posted by on Nov 25, 2016 in Uncategorized |

Dal 24 agosto molte cose sono cambiate per moltissimi bambini che abitavano nel centro Italia. Il 24 agosto un sisma di magnitudo 6.0 ha colpito le regioni Lazio e Marche, causando ingenti danni, in alcuni casi la distruzione pressochè totale di alcuni di quelli che un tempo erano definiti “borghi più belli d’Italia”. Amatrice e Accumoli nel Lazio e Arquata e Pescara del Tronto nella Marche sono i centri in cui i danni sono stati più ingenti, e nei quali si sono anche fatte registrare delle vittime. Questo terremoto ha quindi avuto conseguenze materiali, ma anche e soprattutto psicologiche. Tanto più che a distanza di poco più di due mesi, il 30 ottobre, una nuova scossa ancora più forte, di magnitudo 6.5, ha causato molti altri danni. Fortunatamente non ci sono state altre vittime, ma la paura è tornata prepotentemente a popolare i cuori degli abitanti delle zone già colpite. Il sisma del 24 agosto è stato definito anche “il terremoto dei bambini”, perché purtroppo molte sono state le vittime minorenni, in quanto i luoghi colpiti erano luoghi di villeggiatura, in cui i più piccoli andavano a passare le vacanze dai nonni. I bambini sopravvissuti hanno visto morire alcuni dei loro compagni, si sono visti privati della loro casa e anche della loro scuola. In una parola hanno perduto la normalità di una vita regolare, così importante per loro. Come aiutarli a superare un momento tanto drammatico, difficile da gestire persino da parte degli adulti? Gli aiuti che sono venuti da ogni parte d’Italia e del mondo sono stati numerosi, e una notizia è arrivati nei primi giorni del mese di novembre anche da parte del MIUR, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Il MIUR ha infatti firmato un protocollo d’intesa con AIE (Associazione Italiana Editori). Il contenuto del protocollo dice che per tre anni gli studenti dei comuni di Amatrice e Accumoli (Lazio) e quelli Arquata e Acquasanta Terme (Marche) avranno una fornitura gratuita di libri di testo per la scuola. Si tratta di un gesto molto importante soprattutto per aiutare le famiglie a superare un momento di difficoltà economica, ma anche per far sentire vicinanza e affetto ai bambini traumatizzati dal sisma. Nella pratica, l’intesa si realizzerà attraverso la costituzione di un comitato paritetico che avrà il coordinamento del MIUR e che si occuperà, anno per anno, di valutare le reali necessità e soprattutto di controllare che l’intesa venga rispettata nel modo previsto. Il Ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini è stata la promotrice di questa iniziativa, ma si è detta molto soddisfatta della pronta risposta che ha avuto da parte dell’AIE. Secondo la Giannini i libri scolastici sono un bene di prima necessità, ed è importante che i bambini non ne vengano privati. D’altro canto questa non è che una delle misure comprese all’interno del piano #Ripartiamodallascuola, che è stato varato dopo il terremoto del 24 agosto e che prevede la messa in atto di molte azioni a sostegno delle comunità scolastiche danneggiate. Adesso è previsto un ampliamento che includa anche i comuni colpiti dal secondo terremoto del 30 ottobre. Giorgio Palumbo, Presidente del Gruppo Educativo di AIE, ha a sua volta confermato quanto da parte di AIE la proposta sia stata accolta prontamente perché la fornitura dei libri scolastici è parte importante della garanzia di diritto allo studio dei ragazzi. Anche se questo non è che un piccolo risarcimento per quello che hanno perduto, resta comunque un gesto importante.

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Il senso di colpa nel non finire un libro

Posted by on Nov 10, 2016 in Uncategorized |

Tutti i lettori sanno bene quale inesorabile senso di colpa si impadronisca di loro ogniqualvolta hanno la tentazione di lasciare un libro a metà. Quando si comincia una lettura, anche se non ci corrisponde o non la troviamo piacevole, non si riesce con facilità a lasciarla in sospeso perché esiste un vecchio pregiudizio in base al quale nessun libro, una volta iniziato, deve essere abbandonato prima che se ne sia ultimata la lettura. Ma è davvero così? È davvero un peccato mortale non avere la costanza di ultimare un romanzo che si è appena cominciato? Diciamo piuttosto che si tratta di un luogo comune che non è facile abbandonare, ma che alcuni studiosi hanno cercato di analizzare da un altro punto di vista. Oltre che dall’opinione comune, da dove ci arriva quel vago senso di malessere nel lasciare un’opera incompiuta? Con un termine anglosassone, gli esperti parlano di “sunk cost fallacy”, espressione che potremmo tradurre con “costo irrecuperabile”. Il paragone che si fa di solito è con un pasto consumato fuori casa. Quando si va a pranzare o a cenare al ristorante si cerca di solito di finire tutto quello che si ha nel piatto anche se ormai si è sazi e non si ha più fame. Questo non succede invece in casa, quando sappiamo che possiamo lasciare da parte quello che non ci va più, per poi consumarlo successivamente. Ciò accade perché si paga: quindi ci sembra di sprecare del denaro non facendo uso di tutto quello per il quale abbiamo corrisposto del denaro. In modo un po’ diverso è quello che succede per un libro. In questo caso l’incompiutezza dell’azione non ci turba tanto dal lato economico, che comunque può anche essere presente nel caso in cui il libro sia stato acquistato. La sensazione di “spreco” che si prova è piuttosto relativa al tempo e alle energie impiegate. Leggere un libro è un’attività piacevole, specie per i lettori accaniti che immergendosi nelle pagine di un buon libro possono ritemprare la mente e rilassare il corpo. Sta di fatto però che non è un’operazione che si possa compiere senza fare alcuno sforzo intellettivo, in particolar modo di attenzione; e il mondo in cui viviamo, purtroppo, ci richiede moltissime energie, ci tiene continuamente in tensione e sotto stress. Quindi per leggere un libro dobbiamo in ogni caso compiere uno sforzo: e vanificarlo non portando a termine il nostro compito ci sembra colpevole. In realtà, sempre secondo gli esperti, sarebbe opportuno ribaltare il nostro punto di osservazione. Non finire un libro, qualora ci richiede troppa attenzione ma non ci appaga, non è affatto una perdita di tempo o uno spreco di energie. In realtà la vera perdita di tempo sarebbe ostinarsi su pagine che non ci dicono niente. Tanto più che a volte un libro potrebbe semplicemente non corrisponderci in quel determinato momento, e letto in un’altra fase della nostra vita invece potrebbe comunicarci moltissime emozioni. Quindi, se mentre leggiamo un libro non ci sentiamo coinvolti e proviamo la tentazione di chiuderlo, non dobbiamo fare altro che assecondare il nostro istinto. Niente ci impedirà in futuro di riprendere in mano quello stesso libro per scoprire che stavolta ci piace moltissimo, oppure potremmo semplicemente donargli una nuova vita regalandolo a qualcun altro a cui potrebbe piacere o ad una biblioteca pubblica.

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Libri per sconfiggere la paura del terremoto

Posted by on Ott 31, 2016 in Uncategorized |

Lo scorso 24 agosto 2016 il centro Italia è stato devastato da un terribile terremoto che ha danneggiato molti edifici e praticamente raso al suolo alcuni di quelli che fino al giorno prima erano conosciuti come “borghi più belli d’Italia”. Tra questi borghi c’è anche Amatrice, cittadina in provincia di Rieti meta di moltissimi turisti ogni estate per via della sua bellezza, della magnificenza dei panorami che la circondano, e della calda accoglienza che la caratterizzava. Purtroppo però il corso principale di Amatrice, Corso Umberto I, è stato quasi completamente distrutto dal sisma, e oggi di Amatrice paese non resta quasi più niente. Ciò che resta sono le numerose frazioni che ne costituivano la linfa vitale, anch’esse danneggiate ma ancora in piedi. Per loro però sopravvivere senza il loro “cuore”, Amatrice, non è affatto facile. Le persone che hanno subito un trauma così grande, con la perdita di parenti e amici ed anche della propria casa, e soprattutto della propria quotidianità, hanno bisogno di tutto, e non s’intendono solo i beni materiali. Quelli ,grazie alla generosità degli italiani e dell’alacre lavoro della Protezione Civile, non sono mancati fin da subito. Ma rimarginare le ferite profonde dell’anima è assai meno semplice. Certo, le istituzioni cercano di fare la loro parte, ma per il cittadino spesso avvicinarsi non è semplice, complici innumerevoli pastoie burocratiche. Nella maggior parte dei casi sono le persone comuni, che agiscono spinte solo da un forte senso di solidarietà, che riescono ad apportare i benefici maggiori. Questo è, ad esempio, il caso di Monica Maggi. Monica un tempo faceva la libraia: aveva una sua libreria, “Libra 2.0”, a Morlupo, un piccolo centro non distante da Roma. Nel 2013, purtroppo, Monica è stata costretta a chiudere la sua attività. La crisi inesorabile che ha colpito il settore librario in Italia ha colpito anche lei, che tra costi e ricavi non è più riuscita ad andare avanti. Questo non vuol dire però che si sia scoraggiata: si è infatti subito reinventata fondando un’associazione di cui oggi è presidentessa e che ha lo stesso nome della sua libreria, “Libra 2.0”. Con quest’associazione Monica si è prefissata l’obiettivo di portare i libri fuori dalle biblioteche e dai loro luoghi istituzionali per farli arrivare direttamente alla gente. Secondo il suo punto di vista, infatti, nel nostro Paese si legge poco perché i libri costano troppo, perché le case editrici privilegiano solo i nomi più famosi anziché tentare di scoprire autori emergenti, e quindi una persona comune non ha modo di fare la sua scelta e di trovare il suo tempo per leggere. Così Monica ha sposato il vecchio adagio “se Maometto non va alla montagna, sarà la montagna ad andare da Maometto”. Dapprima si è messa alle fermate della metropolitana di Roma, poi è andata negli ospedali, nei ricoveri, nei centri di accoglienza. Ha portato i suoi libri, e con quelle pagine ha permesso alle persone di evadere un po’ dalla quotidianità per ritrovare uno spazio esclusivo di bellezza e poesia. Infine, ha fatto lo stesso anche per la gente di Amatrice: è andata nei luoghi del terremoto e, grazie alla collaborazione di altre associazioni di volontariato e di tanti che si sono offerti di sostenerla, ha creato una libreria nella tendopoli di Santa Giusta. Il suo progetto si chiama “Pagine viaggianti”, e oggi sta dando un grande contributo a coloro che hanno subito la violenza del terremoto per ritrovare un po’ di normalità e anche il sorriso.

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Libri in cerca di spazio

Posted by on Ott 21, 2016 in Uncategorized |

Che in Italia la lettura non sia poi così amata, che il numero dei “lettori forti” sia davvero infimo, e che la vendita dei libri non vada proprio benissimo non è una novità. Ma pensare che ci sono centinaia di migliaia di libri ammassati dentro scatoloni e da mesi in cerca di una sistemazione forse è troppo anche per un Paese poco attento alla cultura come il nostro. La storia viene da Bari, ma non è escluso che su e giù per la penisola non si potrebbero raccontare episodi simili, forse meno eclatanti ma non meno rimarchevoli. Negli scantinati della scuola media Santomauro sono ammassati scatoloni su scatoloni di libri e volumi, dimenticati lì e al riparo solo dalla polvere, non dalla possibilità di essere danneggiati dall’umidità e dall’acqua di un eventuale allagamento. In effetti gli scatoloni sono stati posizionati a qualche centimetro di altezza dal pavimento, ma questo comunque non li tutela completamente. Di certo meriterebbero un’altra collocazione, ed è il motivo per il quale si trovano rinchiusi dentro scatole di cartone. I volumi erano destinati ad una nuova biblioteca comunale: biblioteca però che è ancora in fase di costruzione e non si sa bene né quando, ma soprattutto se, verrà mai davvero ultimata. Per completare l’opera sono necessari 70 mila euro, che a quanto pare sarebbero anche a disposizione. Nell’attesa però che la burocrazia faccia il suo corso i libri continuano a languire nel sottoscala della scuola, dove insegnanti e docenti manifestano la loro preoccupazione visto che questa doveva essere solo una soluzione temporanea e invece sta assumendo tutti i contorni di una cosa definitiva. C’è infatti il problema dell’incompatibilità ambientale: i libri sono materiale infiammabile e non dovrebbero assolutamente trovarsi in un edifico scolastico in quanto rappresentano un potenziale pericolo. Ma a Bari i libri sembrano davvero essere segnati da una sorte negativa: presso l’ex circoscrizione della Madonnella i volumi dell’ex biblioteca dovevano essere spostati presso un’altra sede, questa già pronta ad accoglierli, ma sono rimasti pure loro chiusi dentro gli imballi e adesso languono lungo i corridoi del municipio. Questo perché l’addetta che si doveva occupare di gestire la biblioteca è andata in pensione e non è mai stato assunto un suo rimpiazzo. Se ci si sposta fuori dalla città le cose non vanno meglio: a Bitritto, città che, ironia della sorte, si fregia del titolo di “città della letteratura dell’infanzia”, la biblioteca comunale è chiusa e non vi si può accedere. Insomma, un panorama generale davvero desolante a cui ora si spera di porre rimedio con un progetto chiamato “Bari social book”. L’assessorato al welfare ha infatti messo in piedi una rete di volontari che si occupa di creare e gestire vari presidi di lettura sul territorio cercando di coinvolgere fasce disagiate della popolazione, dagli anziani agli immigrati. Il comune di Bari inoltre conta di poter fruire dei ragazzi che arriveranno grazie al servizio civile e che potranno essere usati per le biblioteche. Come si suol dire, ci si mette una pezza ma il rammendo rischia di non essere sufficiente. Non bastava l’avvento degli e-book: ora i libri cartacei faticano persino a trovare una collocazione in quelli che sono sempre stati i loro spazi istituzionali, le biblioteche. Forse bisognerebbe riflettere un po’ di più su questo stato di cose: uno stato non può dirsi veramente civile e progredito se per prima cosa non si prende cura della cultura dei suoi cittadini.

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