L’eterna diatriba tra chi sostiene che il futuro dell’editoria passi attraverso il mezzo tecnologico, e quindi l’evoluzione della carta stampata in supporto elettronico, e chi invece è certo che la carta non verrà mai soppiantata, va avanti senza mostrare ancora chi delle due fazioni potrebbe alla fine trionfare. L’onesta via di mezzo che sembra imperare in questa fase di transizione vuole che e-book e libri cartacei possano convivere pacificamente, grazie al fatto che si prestano a modalità di fruizione diverse e quindi ad impieghi differenti. Eppure è innegabile il fatto che ci sono libri che possono restituire tutto il loro fascino solo se vengono sfogliati; resta il fatto che il libro è sì importante per ciò che contiene, ma spesso anche per ciò che è, per l’oggetto-libro. E questa tesi sembra essere stata ribadita con forza con una mostra davvero unica nel suo genere, che ha avuto un titolo tanto semplice quanto esplicativo “Libri antichi e rari”. “Libri antichi e rari” si è svolta in un fine settimana per intenditori, tra venerdì 11 e domenica 13 maggio 2018, a Torino, presso l’Auditorium Vivaldi. L’evento ha avuto luogo all’interno di una più vasta iniziativa, il Salone Off, la mostra-mercato dei libri antichi e rari. A volere la particolarissima mostra è stata l’Associazione Librerie Antiquarie d’Italia (ALAI). Ci si potrebbe chiedere cosa abbia di così speciale una mostra di vecchi libri: il fatto è che normalmente i volumi preziosi vengono esposti solo sotto vetro, conservati in apposite teche che sembrano recitare “guardare e non toccare”. Invece questa volta i libri non erano sotto vetro, ma a disposizione di tutti i visitatori che hanno potuto toccarli, sfogliarli, annusarli e leggerli. E in mostra c’erano tantissimi pezzi rari e unici, capaci di emozionare anche un non addetto ai lavori. Ad esempio, c’era la prima edizione de “I Promessi Sposi”: tutte le opere esposte sono state gentilmente concesse da famose librerie antiquarie torinesi, italiane e straniere. Vi era infatti anche un antiquario di Barcellona. A monitorare l’intera iniziativa è stato Massimo Gilibert, che a Torino è titolare di una libreria antiquaria e che ha portato il volume “La Venaria Reale. Palazzo di piacere e di caccia ideato dall’Altezza Reale di Carlo Emanuele II, Duca di Savoia Re di Cipro” di Amedeo di Castellamonte del 1674. Gilibert ha ricordato come Torino sia la città italiana che presenta la più alta concentrazione di librerie antiquarie nel nostro Paese, e ha selezionato personalmente i circa 2 mila titoli esposti. Con questa mostra Gilibert ha voluto raccontare 500 anni di storia dell’editoria in un modo inconsueto, dando cioè modo ai visitatori di vivere davvero l’emozione di toccare un oggetto dalla storia molto lunga, ma ancora presente e attuale. Gilibert ha anche detto di aver voluto promuovere con questa esposizione la nascita di nuovi collezionisti di libri antichi i quali, a sua detta, non sono poi così costosi come comunemente si potrebbe pensare. Un libro è un oggetto molto personale: di solito l’acquirente lo sceglie a seconda della sua passione, perché deve raccontare qualcosa che gli sta a cuore. Nell’ambito della mostra “Libri antichi e rari” si sono svolti anche dei laboratori volti a raccontare tecniche antiche, come la xilografia, per rendere più vicino un mondo che forse sta scomparendo, soppiantato dagli e-book, ma che può offrire ancora moltissime emozioni per un bibliofilo, e non solo.