Che l’Italia non sia un paese abitato da grandi lettori è purtroppo cosa nota, e a questo si aggiunge il fatto che la crisi economica non ha certo aiutato gli andamenti del settore dell’editoria. Negli ultimi cinque anni infatti nel nostro Paese, come d’altra parte anche nelle altre nazioni europee, si è fatto registrare un costante e inesorabile calo nella vendita di libri, dato negativo aiutato solo in parte dalla sempre maggiore diffusione degli e-book, vale a dire i libri in formato digitale da leggere su tablet o e-reader. Tutto questo però sembra essere ormai acqua passata: lo dimostrano i dati presentati dai rappresentanti dell’AIE (Associazione Italiana Editori) lo scorso 29 gennaio 2016 nell’ambito del Seminario di perfezionamento della Scuola per Librai che si è svolto a Venezia. I numeri infatti dimostrano una netta, seppure timida ripresa, con alcune novità davvero sorprendenti. La prima caratteristica controtendenza che emerge è che nella situazione di questi anni il libro ha dimostrato di non essere fedele alla sua definizione di bene anticiclico: se normalmente in tempi di crisi economica la vendita dei libri cresce, il mercato editoriale invece ha seguito lo stesso trend negativo degli altri beni di consumo. Ma, come si diceva, nel 2015 qualcosa ha cominciato a cambiare. La percentuale di crescita nella vendita dei libri è calcolata allo 0,6% dai laboratori Nielsen, ma la percentuale reale sarebbe dell’1,6% se si considerano anche canali meno tradizionali di distribuzione, come ad esempio i bookshop dei musei, o le fiere di settore, o le mostre d’arte e la relativa vendita di cataloghi. Il dato non è certo paragonabile ad altre percentuali ben più sostanziose. Basti pensare al più 6,6% che si è fatto registrare nel Regno Unito, paese che però è storicamente di forti lettori. Ciononostante l’Italia può a buon diritto dirsi soddisfatta, visto che i dati di altre nazioni europee sono simili, se non addirittura peggiori. In Francia il mercato editoriale è cresciuto dell’1,7%, in Spagna dell’1,9%, mentre in Germania segna ancora una percentuale negativa, meno 1,7%. Il motivo delle ripresa del mercato italiano, secondo gli esperti del settore, si deve soprattutto al grande lavoro compiuto dagli editori che di fronte al calo delle vendite non si sono arresi ma hanno cercato di trovare un nuovo rapporto con i lettori per poter andare incontro alle loro nuove esigenze. Un altro elemento che ha contribuito alla ripresa si è rintracciato nelle politiche governative: il Presidente del Consiglio Matteo Renzi e il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini hanno infatti dato un nuovo impulso al settore della cultura in senso lato, e questo ha portato i suoi frutti. L’unico dato negativo riguarda gli e-book, il cui volume di vendite è sceso al solo 4,3% del mercato complessivo, con un netto calo dei lettori del formato digitale. Ciò però, sempre secondo gli esperti dell’AIE, non significa che l’e-book stia cadendo in declino, ma solo che i lettori sono diventati più consapevoli e si sono resi conto che i diversi formati non sono concorrenziali, ma solo alternative da fruire in situazioni differenti. Per quanto riguarda l’identikit del lettore medio italiano, lo zoccolo duro è costituito dai più giovani: i ragazzi di età compresa tra i 15 e i 19 anni sono i più accaniti lettori di e-book, mentre nel complesso bambini e ragazzi coprono il 22,9% del totale delle copie vendute. Infine, la maggior parte degli italiani continua a preferire fare i suoi acquisti in libreria, sia quelle della grande distribuzione che quelle indipendenti, mentre gli acquisti on line sono solo una piccola percentuale. Tutto questo non spinge gli editori a cullarsi sugli allori ma a fare ancora meglio per il 2016.