Quando si parla di dati di vendita dei libri si deve osservare che l’attenzione non è mai puntata solo e soltanto sui risultati economici, come invece accade per qualunque altro bene di consumo, come ad esempio le automobili o i dispositivi tecnologici. Questo perché il libro non viene, né può, essere percepito meramente come un “oggetto di consumo”, ma è un importante indicatore del livello culturale di un paese. Sappiamo che da questo punto di vista l’Italia rimane fanalino di coda ormai da molti anni non solo dell’Europa ma un po’ di tutto il mondo. Nella nostra bella penisola, che ha dato i natali a tanti illustri scrittori, si legge pochissimo, e questi dati sono purtroppo stati riconfermati anche quest’anno: secondo l’Aie (Associazione italiana editori) solo il 65% delle persone di età compresa tra i 16 e 75 anni legge almeno un libro l’anno. Dato solo un pochino migliore di quello dell’Istat, che parla appena di un 40%, ma comunque non positivo. Basti pensare che in queste statistiche sono incluse anche le persone che hanno semplicemente letto un manuale di cucina, e per di più non è neanche detto che lo abbiano ultimato ma anche solo appena iniziato. A fronte di questo palese disamore degli italiani per la lettura, che nonostante venga incentivata con molte interessanti campagne di sensibilizzazione resta un’attività assai poco praticata, nell’ambito delle vendite arrivano notizie di genere diverso. Sembra infatti che l’anno passato il mercato del libro abbia fatto segnare una leggera ripresa, ripresa che tra l’altro assume anche una connotazione differente rispetto a quella degli anni precedenti. Se in precedenza, infatti, a far segnare dei piccolissimi punti percentuale in più era stato il fatto che cresceva il prezzo di copertina dei libri (quindi si incassava di più non perché si vendesse di più, ma perché i libri avevano un costo maggiore) ora invece la crescita sembra essere stata reale. Inoltre, nelle statistiche non sono nemmeno compresi i dati di vendita di Amazon, che ha fagocitato una notevole fetta di mercato. Ad onor del vero però bisogna dire che in Italia sono le librerie fisiche quelle in cui i (pochi) lettori si recano per acquistare i volumi che desiderano. Ciò che risulta dai numeri pubblicati dall’Aie è che nel 2017 il mercato del libro è cresciuto di 5,8% e che quindi il volume d’affari è aumentato dell’1,2%. In queste stime sono compresi sia libri cartacei, e-book e audiolibri. Queste ultime due realtà si sono guadagnare un mercato che vale ben 64 milioni di euro nel nostro Paese. Il dato più significativo però, come dicevamo, è che per la prima volta in 7 anni è aumentato il numero reale di titoli venduti. I risultati raggiunti sembrano sempre del tutto insufficienti, considerando che nel 2017 sono stati stampati 67mila titoli nuovi, di cui 19.860 di narrativa. Qual è dunque il problema, la quantità o la qualità? Secondo Riccardo Franco Levi, presidente dell’Aie, il problema è puramente politico. Siccome, come si affermava all’inizio, il libro non è un semplice bene di consumo, è necessario che la sua diffusione (e anche un suo costo inferiore) sia un problema considerato anche a livello politico. Da quanti libri si leggono si denota il grado di civiltà di un popolo: questo dovrebbe interessare chi ci governa, anche se la questione del mercato editoriale è fuori da dibattito politico da molto tempo ormai.