In America le chiamano con una lunga espressione: “advertising paper book band with blurb on it”, che però viene sovente abbreviata semplicemente con il termine “blurb”. Si tratta delle fascette che vengono messe dagli editori sopra alla copertina di un libro. Da parte dei lettori c’è un rapporto di amore-odio con le fascette. Da una parte esse aiutano ad identificare dei tratti salienti del romanzo che si sta per acquistare, offrendo dunque degli elementi per decidere se quel libro fa davvero per noi. Dall’altra spesso tagliano le dita, si attorcigliano intorno alla copertina sovrapposta, e molto spesso finiscono per essere buttate. Ma quando è nato l’uso di mettere questa banda sopra i libri, e perché? La primogenitura delle fascette spetta ad un autore statunitense molto amato, il poeta Walt Whitman. Questi decise di mandare il manoscritto di una delle sue raccolte di poesia, “Foglie d’erba”, all’amico e critico letterario Ralph Waldo Emerson per avere un suo parere. Emerson fu molto generoso con Whitman, lo elogiò per il suo lavoro e gli scrisse, in una lettera piena di complimenti, anche questa frase “Ti vedo all’inizio di una grande carriera”. L’editore di Whitman, che poi decise di pubblicare la raccolta, trovò questa frase talmente di buon auspicio che la usò per realizzare la prima fascetta della storia. Era il 1856, e da allora quella di fare fascette è diventata una sorta di arte, non più solo un complemento del libro ma qualcosa che lo identifica al punto da incrementarne il volume di vendite. Si calcola infatti che la presenza della fascetta sulla copertina riesca a portare anche il 30% delle vendite in più: questo secondo i dati raccolti da AIE (Associazione Italiana Editori), anche se la percezione di molti è che in realtà l’abuso che si fa di questo strumento lo abbia reso un po’ meno efficace di quanto non lo fosse in passato. Adesso almeno un libro su due ha il suo “blurb”: se un tempo esso serviva soprattutto per ricordare qualche premio vinto, o per riportare il numero delle copie già vendute in caso di ristampa, oggi invece sulle fascette viene scritto di tutto. A volte le informazioni sono fuorvianti; molto spesso le frasi sono semplici slogan pubblicitari che hanno lo scopo di attirare l’attenzione del lettore per spingerlo a comprare quel libro. In America molto spesso sulle fascette viene riportata solo una parola, ma in Italia sembra che questa sobrietà non funzioni. Di solito si riporta invece un’opinione, una frase scarna di un altro autore che abbia dato la sua opinione sul libro in questione e sul suo scrittore. Chiedere però ad uno scrittore di dire cosa ne pensa del lavoro di un suo collega può anche essere controproducente, nel senso che quasi mai il suo pensiero sarà davvero spontaneo e rispondente al vero. Così come ipotizzato da Woody Allen nel suo film “Midnight in Paris”, dove sulla scena appare un memorabile Ernest Hemingway, quando si giudica il prodotto della creatività altrui non lo si fa mai positivamente, o per una reale valutazione o per invidia nei confronti di un’opera ben fatta. Quindi se un autore scrive una fascetta su un altro autore di solito lo fa su spinta della casa editrice, la quale pubblica i libri di entrambe. Le fascette insomma rispondono a molteplici scopi: e i lettori più accorti hanno un metodo davvero utile di riutilizzarle, trasformandoli in comodi e pratici segnalibri.