Quando si pensa alle popolazioni che vivono in un costante stato di guerra ed assedio militare, come ad esempio i palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza, si crede che le uniche necessità che avvertano siano di tipo materiale, come il cibo o i vestiti. Ma non sempre è così, anzi, quasi mai, in quanto gli esseri umani per sopravvivere hanno bisogno di molte cose, non solo e non sempre soltanto di beni materiali. Ad esempio, hanno anche bisogno di un luogo in cui ritrovarsi, scambiarsi idee, e leggere un buon libro. Questa necessità è stata avvertita da un giovane che si chiama Mosab Abu Toha. Mosab ha studiato presso l’Islamic University di Gaza e si è laureato nel 2014, quando però ha dovuto sospendere la festa che aveva in programma per l’importante traguardo raggiunto a causa di un attacco sferrato alla Striscia dagli israeliani. Dopo i bombardamenti che ebbero luogo nel corso di quell’attacco la Striscia è rimasta devastata: gran parte degli edifici è stata abbattuta e mai più ricostruita, tanto meno quelli che erano adibiti a servizi culturali. Mosab è rimasto disoccupato, così come è accaduto a tanti giovani come lui visto che la disoccupazione è praticamente la norma nella Striscia di Gaza. Poi un giorno ha iniziato a concepire un progetto: decise che avrebbe voluto aprire una biblioteca pubblica. Le uniche biblioteche presenti dove lui vive sono quelle delle Università, che però non sono aperte al pubblico ma possono essere fruite solo dagli studenti. Gli unici luoghi di ritrovo che ancora esistono sono i bar, ma Mosab ha pensato a tutte quelle persone che, come lui, magari avrebbero voluto parlare, confrontarsi, crescere culturalmente, anziché limitarsi a bere e giocare a carte. Inoltre Mosab aveva anche un’altra idea, più ambiziosa, in testa: permettere la crescita culturale di un popolo significa anche aiutarne l’autodeterminazione. Leggendo ciò che altri popoli hanno fatto, scoprendo in che modo è possibile sconfiggere un invasore, forse anche il popolo palestinese potrà ritrovare la sua dignità e costruirsi un futuro migliore. In una parola quindi Mosab voleva una biblioteca: ma come fare? Per prima cosa servono soldi e libri: così il giovane ha aperto una pagina Facebook sotto il nome di Mosab Mostafa e ha chiesto aiuto a chiunque volesse dargli una mano. Mosab ha chiesto più che altro libri, ma gli sono arrivate anche donazioni in denaro da tanti Paesi del mondo, Italia inclusa. Grazie alla generosità delle persone ha potuto permettersi di prendere in affitto un locale a Beit Lahia, che si trova nella parte settentrionale della Striscia di Gaza. Sono solo due stanze, molto meno di quello che Mosab avrebbe voluto, ma è comunque un inizio. In quelle stanza ha stipato tutti i volumi che gli sono arrivati da ogni continente: libri di ogni tipo, degli autori più famosi di sempre, come Charles Dickens, Fedor Dostojevskij, Bertrand Russell , e ancora altri ne attende. Inoltre ha accumulato 10 mila dollari che gli serviranno per pagare un bibliotecario per i primi tempi. Così, alla fine, agli inizi del mese di agosto 2017 ha potuto inaugurare la “Edward Said Public Library”. Molti dei libri che ha ricevuto sono in inglese, ma la gran parte dei palestinesi è in grado di leggere questa lingua; inoltre Mosab ha intenzione di animare la sua biblioteca con convegni, eventi, incontri, e anche un cineforum. Anche in mezzo alla morte e alla distruzione un libro può riportare la vita e la speranza.