Nel 2015 Mark Zuckerberg, creatore del diffusissimo social network Facebook e attualmente annoverato tra gli uomini più ricchi e potenti del mondo, ha pubblicato una “lista” di libri che consigliava a tutti di leggere. Zuckerberg si è fatto conoscere, attraverso la sua storia personale, come un uomo estremamente eclettico. Fin dagli studi che ha condotto si è dimostrato una persona capace di fondere diversi ambiti di conoscenza, sapendo trarre il meglio da ognuno di essi. Anche se ha approfondite conoscenze scientifiche, ama la letteratura classica e spesso cita persino brani di Virgilio a memoria, in latino. Umanesimo e tecnologia, lettere e numeri, nella formazione di Zuckerberg c’è un po’ di tutto e da ogni azione che intraprende quotidianamente, e che di solito ha un notevole risalto mediatico, si capisce come questa impostazione non sia casuale. Appare chiaro cioè come il magnate di Facebook abbia compreso che in una società “liquida” quale è quella contemporanea la vera conoscenza passa solo attraverso la mescolanza dei saperi. Non si può avere una mente settoriale per comprendere il mondo di oggi. Bisogna essere aperti ad ogni tipo di lettura, solo così si possono cogliere le interconnessioni che potrebbero portare alla crescita sociale ed economica. In una parola, è il concetto di “rete”, che parte dalla rete di persone per approdare ad internet, che c’è alla base della visione del mondo e della contemporaneità offerta da Zuckerberg. Ma, andando ad analizzare più nel dettaglio la lista di libri che il giovane multimilionario propone al popolo dei suoi seguaci, si può facilmente notare come non sia tutto oro quello che luccica. Soprattutto, appare chiaro che il messaggio che si vuole veicolare funziona, per quanto si basi sull’intrecciarsi di diversi tipi di conoscenze, soltanto in una direzione. Ad esempio, Zuckerberg suggerisce tra le sue letture preferite due racconti di fantascienza, che definisce “divertenti”. Si tratta di “The three Body Problem” di Liu Cixin e di “L’Impero di Azad” di Iain Banks. Queste due storie ipotizzano futuri in cui la tecnologia e nuove civiltà aliene prendono possesso della Terra, ma Zuckerberg evita in modo accurato la fantascienza distopica che invece occupa la maggior parte del genere al momento. Parliamo di quelle storie che ipotizzano un futuro cupo, in cui l’uomo e le macchine non convivranno nel modo pacifico che il leader di Facebook sembra immaginare. Tra i libri consigliati c’è anche “La vendetta di Orwell” di Peter Hubler, che è una sorta di “sequel” del celebre romanzo di Orwell “1984” in cui si parlava di un futuro in cui gli uomini non avrebbero più goduto di alcuna libertà individuale ma sarebbero stati controllati in ogni aspetto dal “Grande Fratello”. Hubler invece prosegue la narrazione raccontando della rivolta degli umani grazie a qualcosa che somiglia molto alla rete internet. Insomma, anche dalle scelte operate in materia di esegesi politica, appare chiaro come Zuckerberg voglia portare avanti la filosofia di vita che potremmo riassumere con il celebre assunto di un altro guru informatico, Steve Jobs “Stay hungry, stay foolish”. L’immagine che passa è quella di un uomo vincente, capace di autodeterminarsi e di usare la tecnologia per il suo progresso, che domina cioè l’informatica e non se ne fa dominare. Ma in questo modo non si considera il fatto che, per uno che ce la fa, ce ne sono migliaia che invece soccombono, preda della disperazione, della depressione, della disoccupazione. Dietro il mondo dorato descritto da Zuckerberg c’è una realtà estremamente più complessa, i cui problemi non possono essere risolti solo ignorandoli.