Leggere è un piacere, leggere significa crescere e viaggiare con la mente, leggere è un privilegio ma non deve essere per pochi, deve essere per tutti. Eppure ci sono state a lungo intere categorie di persone che non avevano libero accesso alla lettura: non per via di vincoli o censure, ma semplicemente per problematiche fisiche o mentali. Nessuno mai aveva pensato a loro, a trovare un modo per permettere anche a chi soffre di gravi disabilità di potersi avvicinare al meraviglioso mondo della lettura. Questo, almeno, finchè non sono nati gli “inbook”. Circa dieci anni fa Antonella Costantino, direttore dell’Unità operativa di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Uonpia) del Policlinico di Milano, ha deciso che era il momento che uno strumento che già da tempo si usava nel suo settore uscisse dagli ambulatori psichiatrici. Da circa 15 anni, infatti, erano stati messi a punto dei libri “speciali”, codificati secondo regole ben precise, che servivano come supporto per aiutare bambini con gravi disabilità, come la paralisi cerebrale o l’autismo, ad avvicinarsi al mondo della letteratura. Il procedimento funzionava, e funziona tuttora, in questo semplice modo. Per prima cosa si seleziona il libro che si intende “tradurre”: di solito si tratta di grandi classici per l’infanzia, ma attualmente ci sono anche degli inediti assoluti che diventano inbook. Il libro non viene banalizzato né semplificato, ma viene interamente trascritto usando un linguaggio simbolico che è stato messo a punto nel tempo. Vengono usate delle caselle riquadrate che vengono affiancate alla parola scritta e che contengono immagini di oggetti, animali o parti del corpo. Attraverso questi “segnali” che vengono lanciati a chi ha difficoltà a comprendere il testo scritto esso viene spiegato, ed ecco che interi mondi si aprono davanti a chi fino a poco prima non poteva nemmeno aprire un libro. Il prodotto finito è, per così dire, artigianale: la Cosentino specifica che non c’è l’intenzione di sostituirsi alle case editrici perché questi libri sono stampati solo in poche copie e alla loro realizzazione collaborano psicologici e grafici. Bisogna però dire anche che sono nate delle case editrici che si sono specializzate nella pubblicazione degli inbook, ad esempio Uovonero, o Storie Cucite. Questo perché alcune biblioteche pubbliche hanno pensato di includere gli inbook nelle loro collezioni, permettendo dunque a tutti di fruirne. La prima in assoluto è stata la biblioteca di Verdello (provincia di Bergamo), a cui è seguita quella di Brugherio. Piano piano la rete si è ampliata: oggi comprende 27 biblioteche in Lombardia, circa 40 in tutta Italia, ma c’è la fondata speranza che questo numero crescerà in breve tempo grazie all’interesse di regioni come la Toscana, l’Emilia Romagna e il Piemonte. Al momento gli inbook in circolazione sono circa 300-350. La Cosentino si dice molto soddisfatta di questi risultati, in quanto ha scoperto che l’utilità degli inbook va ben oltre quelle che erano state le aspettative iniziali. Questi libri possono essere utili a tutti i bambini che stanno imparando a leggere, ma anche agli adulti e agli stranieri che desiderano apprendere la lingua italiana. Gli inbook si sono guadagnati anche un posto di riguardo nel panorama editoriale italiano: sono stati presenti alla “Bologna Children’s Book Fair” grazie alla casa editrice Erickson che ha presentato due nuovi titoli, “Pinocchio” e “Il Piccolo Principe”. Il prossimo step sarà cercare di tradurre anche testi più complessi per gli adolescenti, grazie al progetto “Rete biblioteche InBook l’unione fa la forza”.