Sappiamo bene come in Italia la lettura non sia uno dei passatempi preferiti dalla popolazione, ma non è così in tutti i paesi europei: anzi, ci sono nazioni dove è persino possibile tentare delle avventure editoriali a dir poco originali, vista la pronta risposta del pubblico di affezionati lettori. Per assistere ad una vera e propria trasformazione del libro in oggetto d’arte ci dobbiamo spostare dal caldo sole dell’Italia alle gelide langhe dell’Islanda, dove da poco è nata una nuova casa editrice che, coraggiosamente, si occupa di pubblicare libri di poesia. La poesia è un genere letterario notoriamente ostico e considerato di nicchia, giacché non può annoverare lo stesso numero di estimatori della prosa vista la sua cripticità e non facile fruibilità. La casa editrice in questione si chiama Tunglið, parola che in islandese vuol dire “luna”, e il nome, come vedremo, non è stato scelto a caso. La Tunglið è stata creata dallo scrittore Dagur Hjartarson e dall’artista Ragnar Helgi Ólafsson. Hjartarson è uno dei nominati per l’European Union Literature Prize, e insieme ad Ólafsson ha avuto un’idea che è assai poco commerciale e che appare più come un “atto poetico” in sé. In pratica la Tunglið ogni mese pubblica 69 libri, i quali vengono venduti nel corso di un’unica notte, quella di luna piena. I testi vengono scelti tra autori del passato e vengono proposti al pubblico solo dal tramonto all’alba perché il mattino successivo quanto è rimasto invenduto viene bruciato. Proprio così: viene fatto un bel falò, alimentato, a quanto dicono Hjartarson e Ólafsson, solo con ottimo cognac francese, all’interno del quale viene dato fuoco ad ogni singolo volume che non ha trovato un acquirente. Atto sacrilego? In effetti questo gesto evoca spettri del passato non proprio piacevoli, ma in realtà sottendente una finalità artistica molto precisa, tanto che potremmo definire il tutto una sorta di performance. Il libro vive una sola notte poiché viene valorizzato l’atto stesso della pubblicazione: in quelle poche ore il libro è vivo, e se nessuno decide di farlo suo la sua esistenza si consuma nel momento stesso in cui è venuto alla luce. Qualcuno dice che questa altro non sia che una trovata commerciale, altri ancora trovano solo stravagante la linea editoriale della Tunglið: fatto sta che assai spesso è capitato che tutti i 69 volumi venissero venduti e che quindi non ci sia stato bisogno di fare alcun falò. Questo stupisce solo relativamente in un Paese come l’Islanda, dove, secondo una ricerca statistica condotta dall’Università di Bifröst, ben il 50% della popolazione legge almeno 8 libri l’anno, e che il 93% ne legge quantomeno uno. Visto in quest’ottica, dunque, non stupisce nemmeno il successo avuto da un’altra curiosa iniziativa della Tunglið, anch’essa nata dall’estro dei suoi due padri fondatori. Chi vuole, per una cifra piuttosto modesta (3000 corone islandesi, vale a dire all’incirca 30 euro) può richiedere l’invio a domicilio di una busta piena di poesie. Anche in questo caso c’è una relazione con i cicli lunari: la busta viene inviata solo a partire dalla seconda luna piena dell’anno. Insomma, in un’epoca in cui sempre più si parla del fatto che il libro cartaceo verrà soppiantato dagli e-book, c’è ancora chi punta sulla vitalità del libro come oggetto da possedere: una scommessa azzardata ma che per il momento sta risultando del tutto vincente.