La rivincita del libro di carta: cala la vendita degli e-book

Posted by on Ott 19, 2017 in Uncategorized |

Fin dal primo momento in cui sono apparsi sul mercato gli e-book hanno diviso il pubblico dei lettori. Da una parte gli affezionati della carta hanno additato i nuovi ritrovati tecnologici, gli e-reader, come dei mostri da bandire assolutamente dalle proprie biblioteche. Dall’altra gli appassionati di progresso e nuove tecnologie hanno preconizzato la fine del libro di carta: vuoi mettere quanto è più comodo, pratico ed economico un e-book? A parte il fatto che scaricarlo costa molto meno che acquistare un libro di carta, lo si può caricare su un dispositivo molto leggero e facile da portare in giro. Non solo, all’interno di quel dispositivo non ci entra un e-book solo, ma può andarci stipata un’intera biblioteca. Sta di fatto che in un primo momento erano i sostenitori degli e-book quelli che sembravano avere ragione. In pochissimo tempo le vendite sono arrivate alle stelle, con immane soddisfazione degli editori che potevano risparmiare sui costi di stampa e distribuzione. Ma oggi, 2017, anno in cui qualcuno aveva detto che sarebbe avvenuto lo storico sorpasso, ovvero si sarebbero venduti più e-book che libri di carta, si deve registrare una clamorosa ma non inattesa inversione di tendenza. In base ai dati raccolti dalla AAP (Association of American Publishers) il mercato americano sta segnando una netta rimonta dei libri cartacei, le cui vendite sono aumentate del 20% mentre le vendite degli e-book stanno inesorabilmente scemando e sono calate di ben il 30% rispetto all’anno scorso. E pensare che gli USA sono la culla di questi nuovi attrezzi elettronici. Come è possibile dunque che l’innamoramento nei confronti degli e-book sia durato tanto poco e che in così breve volgere di tempo si sia tornati al vecchio e rassicurante cartaceo? Le spiegazioni potrebbero essere molte, prima fra tutte quella già data in tempi non sospetti da Umberto Eco, che aveva previsto come un libro che non corre il rischio di spegnersi, e quindi possa essere letto in qualunque frangente e in qualunque luogo ci si trovi, non avrebbe mai potuto essere soppiantato da un apparecchio che invece ha costante necessità di energia elettrica. Ma il vero motivo, spiegano gli esperti della AAP, è un altro, e si chiama “fatica digitale”. Al giorno d’oggi siamo circondati da apparecchi tecnologici: lavoriamo al pc, siamo continuamente attaccati allo smartphone, persino gli orologi sono diventati digitali. Questo significa che quando ci vogliamo rilassare non ci va di metterci di nuovo davanti ad uno schermo, per quanto pensato appositamente per non affaticare la vista così come succedere per gli e-reader. Ci piace di più avere davanti una bella pagina di carta stampata. Ecco allora che le pecorelle stanno piano piano tornando all’ovile, almeno in America. E in Italia? Anche nel nostro Paese, che purtroppo però è notoriamente popolato da lettori piuttosto svogliati, tra il 2013 e il 2015 si è fatto registrare un netto calo di vendite di e-book. Bisogna dire inoltre che il mercato degli e-book nel nostro paese è favorito, perché a differenza di quanto accade in altre nazioni l’IVA che si applica sui libri digitali e quelli cartacei è la stessa. In conclusione, la profezia che più verosimilmente si avvererà per il futuro è che e-book e libri di carta, ben lungi dal farsi la guerra, continueranno a convivere in modo pacifico, offrendo ognuno i vantaggi propri del mezzo che usano.

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Libri in guerra: la nuova biblioteca della Striscia di Gaza

Posted by on Ott 19, 2017 in Uncategorized |

Quando si pensa alle popolazioni che vivono in un costante stato di guerra ed assedio militare, come ad esempio i palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza, si crede che le uniche necessità che avvertano siano di tipo materiale, come il cibo o i vestiti. Ma non sempre è così, anzi, quasi mai, in quanto gli esseri umani per sopravvivere hanno bisogno di molte cose, non solo e non sempre soltanto di beni materiali. Ad esempio, hanno anche bisogno di un luogo in cui ritrovarsi, scambiarsi idee, e leggere un buon libro. Questa necessità è stata avvertita da un giovane che si chiama Mosab Abu Toha. Mosab ha studiato presso l’Islamic University di Gaza e si è laureato nel 2014, quando però ha dovuto sospendere la festa che aveva in programma per l’importante traguardo raggiunto a causa di un attacco sferrato alla Striscia dagli israeliani. Dopo i bombardamenti che ebbero luogo nel corso di quell’attacco la Striscia è rimasta devastata: gran parte degli edifici è stata abbattuta e mai più ricostruita, tanto meno quelli che erano adibiti a servizi culturali. Mosab è rimasto disoccupato, così come è accaduto a tanti giovani come lui visto che la disoccupazione è praticamente la norma nella Striscia di Gaza. Poi un giorno ha iniziato a concepire un progetto: decise che avrebbe voluto aprire una biblioteca pubblica. Le uniche biblioteche presenti dove lui vive sono quelle delle Università, che però non sono aperte al pubblico ma possono essere fruite solo dagli studenti. Gli unici luoghi di ritrovo che ancora esistono sono i bar, ma Mosab ha pensato a tutte quelle persone che, come lui, magari avrebbero voluto parlare, confrontarsi, crescere culturalmente, anziché limitarsi a bere e giocare a carte. Inoltre Mosab aveva anche un’altra idea, più ambiziosa, in testa: permettere la crescita culturale di un popolo significa anche aiutarne l’autodeterminazione. Leggendo ciò che altri popoli hanno fatto, scoprendo in che modo è possibile sconfiggere un invasore, forse anche il popolo palestinese potrà ritrovare la sua dignità e costruirsi un futuro migliore. In una parola quindi Mosab voleva una biblioteca: ma come fare? Per prima cosa servono soldi e libri: così il giovane ha aperto una pagina Facebook sotto il nome di Mosab Mostafa e ha chiesto aiuto a chiunque volesse dargli una mano. Mosab ha chiesto più che altro libri, ma gli sono arrivate anche donazioni in denaro da tanti Paesi del mondo, Italia inclusa. Grazie alla generosità delle persone ha potuto permettersi di prendere in affitto un locale a Beit Lahia, che si trova nella parte settentrionale della Striscia di Gaza. Sono solo due stanze, molto meno di quello che Mosab avrebbe voluto, ma è comunque un inizio. In quelle stanza ha stipato tutti i volumi che gli sono arrivati da ogni continente: libri di ogni tipo, degli autori più famosi di sempre, come Charles Dickens, Fedor Dostojevskij, Bertrand Russell , e ancora altri ne attende. Inoltre ha accumulato 10 mila dollari che gli serviranno per pagare un bibliotecario per i primi tempi. Così, alla fine, agli inizi del mese di agosto 2017 ha potuto inaugurare la “Edward Said Public Library”. Molti dei libri che ha ricevuto sono in inglese, ma la gran parte dei palestinesi è in grado di leggere questa lingua; inoltre Mosab ha intenzione di animare la sua biblioteca con convegni, eventi, incontri, e anche un cineforum. Anche in mezzo alla morte e alla distruzione un libro può riportare la vita e la speranza.

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Gli inbook e la lettura inclusiva

Posted by on Ott 19, 2017 in Uncategorized |

Leggere è un piacere, leggere significa crescere e viaggiare con la mente, leggere è un privilegio ma non deve essere per pochi, deve essere per tutti. Eppure ci sono state a lungo intere categorie di persone che non avevano libero accesso alla lettura: non per via di vincoli o censure, ma semplicemente per problematiche fisiche o mentali. Nessuno mai aveva pensato a loro, a trovare un modo per permettere anche a chi soffre di gravi disabilità di potersi avvicinare al meraviglioso mondo della lettura. Questo, almeno, finchè non sono nati gli “inbook”. Circa dieci anni fa Antonella Costantino, direttore dell’Unità operativa di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Uonpia) del Policlinico di Milano, ha deciso che era il momento che uno strumento che già da tempo si usava nel suo settore uscisse dagli ambulatori psichiatrici. Da circa 15 anni, infatti, erano stati messi a punto dei libri “speciali”, codificati secondo regole ben precise, che servivano come supporto per aiutare bambini con gravi disabilità, come la paralisi cerebrale o l’autismo, ad avvicinarsi al mondo della letteratura. Il procedimento funzionava, e funziona tuttora, in questo semplice modo. Per prima cosa si seleziona il libro che si intende “tradurre”: di solito si tratta di grandi classici per l’infanzia, ma attualmente ci sono anche degli inediti assoluti che diventano inbook. Il libro non viene banalizzato né semplificato, ma viene interamente trascritto usando un linguaggio simbolico che è stato messo a punto nel tempo. Vengono usate delle caselle riquadrate che vengono affiancate alla parola scritta e che contengono immagini di oggetti, animali o parti del corpo. Attraverso questi “segnali” che vengono lanciati a chi ha difficoltà a comprendere il testo scritto esso viene spiegato, ed ecco che interi mondi si aprono davanti a chi fino a poco prima non poteva nemmeno aprire un libro. Il prodotto finito è, per così dire, artigianale: la Cosentino specifica che non c’è l’intenzione di sostituirsi alle case editrici perché questi libri sono stampati solo in poche copie e alla loro realizzazione collaborano psicologici e grafici. Bisogna però dire anche che sono nate delle case editrici che si sono specializzate nella pubblicazione degli inbook, ad esempio Uovonero, o Storie Cucite. Questo perché alcune biblioteche pubbliche hanno pensato di includere gli inbook nelle loro collezioni, permettendo dunque a tutti di fruirne. La prima in assoluto è stata la biblioteca di Verdello (provincia di Bergamo), a cui è seguita quella di Brugherio. Piano piano la rete si è ampliata: oggi comprende 27 biblioteche in Lombardia, circa 40 in tutta Italia, ma c’è la fondata speranza che questo numero crescerà in breve tempo grazie all’interesse di regioni come la Toscana, l’Emilia Romagna e il Piemonte. Al momento gli inbook in circolazione sono circa 300-350. La Cosentino si dice molto soddisfatta di questi risultati, in quanto ha scoperto che l’utilità degli inbook va ben oltre quelle che erano state le aspettative iniziali. Questi libri possono essere utili a tutti i bambini che stanno imparando a leggere, ma anche agli adulti e agli stranieri che desiderano apprendere la lingua italiana. Gli inbook si sono guadagnati anche un posto di riguardo nel panorama editoriale italiano: sono stati presenti alla “Bologna Children’s Book Fair” grazie alla casa editrice Erickson che ha presentato due nuovi titoli, “Pinocchio” e “Il Piccolo Principe”. Il prossimo step sarà cercare di tradurre anche testi più complessi per gli adolescenti, grazie al progetto “Rete biblioteche InBook l’unione fa la forza”.

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Libri ritrovati e regalati

Posted by on Ott 19, 2017 in Uncategorized |

Il piacere della lettura è qualcosa di assoluto ed è bello provarlo in prima persona ma è ancor più bello regalarlo. C’è una storia che è rimbalzata tra i social network in questi giorni che dimostra come donare spesso arricchisca più che prendere e che chi legge di solito è anche una persona generosa e aperta al prossimo, perché tra le pagine dei libri ha imparato anche a leggere le pagine dell’animo umano. Questa storia si svolge a Loreto, un quartiere di Milano in forte espansione dove si è trasferito a vivere Marco Daniele Ghesa, un giovane di 29 anni che è originario di Genova ma che un giorno ha deciso di abbandonare la sua città per inseguire il suo sogno. Da quel giorno ha vagabondato in giro per l’Italia fino ad approdare a Milano dove sperava di trovare un impiego consono alla sua passione, ovvero fare il grafico. Si è dunque iscritto ad un corso per migliorare la sua professionalità e si è trasferito a vivere a Loreto cercando di mantenersi come meglio poteva. Sempre stretto dalle difficoltà economiche, Marco è stato molto aiutato dai suoi vicini che gli hanno dimostrato un’incredibile solidarietà: gli hanno regalato gran parte degli arredi per la sua casa e soprattutto lo hanno sostenuto in un momento in cui era completamente solo in una città nuova. Ma alla fine Marco non è riuscito a trovare nessun lavoro e un altro, al posto suo, avrebbe gettato la spugna e se ne sarebbe andato via, tornando a casa. Lui però ha deciso che valeva la pena insistere, magari spostando il target. Un giorno, passeggiando tra le strade del suo quartiere, ha visto l’insegna di un locale chiuso, il “Bar dello Sport”. In quel momento ha concepito un nuovo progetto: e se avesse aperto un locale? Ha trovato un socio per lanciarsi in quella nuova impresa, Gianni Macario Cuia, e ha portato avanti le contrattazioni con il precedente proprietario del locale, riuscendo infine a rilevarlo. Quando infine ha preso possesso del bar, però, ha ricevuto un’enorme sorpresa: il bancone, la cantina, il bagno, erano stracolmi di scatoloni. E gli scatoloni erano stracolmi di libri! Dando un’occhiata alle copertine Marco si è anche reso conto che in larga parte si trattava di volumi di un certo valore storico, poiché molti erano stati pubblicati nei primi del Novecento. Marco non si aspettava un simile regalo, né riesce a capire perché il precedente proprietario, che lui non ha mai incontrato personalmente, gli abbia fatto un simile lascito. Ipotizza che forse aveva avuto la velleità di aprire un locale letterario, chissà. Ma la cosa più stupefacente l’ha fatta lo stesso Marco, che ha deciso non di provare a rivendere quei volumi, circa duemila, da cui pure avrebbe potuto ricavare un bel gruzzolo, ma li ha semplicemente donati. Ha detto di aver voluto ridare indietro un po’ di quello che lui stesso ha ricevuto. Ha messo un annuncio su Facebook e già mille dei suoi volumi sono andati verso altri lidi, molti in scuole e istituti che ne avevano un gran bisogno. Per se stesso Marco dice di aver tenuto solo i volumi sull’Antico Egitto, la sua grande passione. Così la sua nuova avventura, il bar che aprirà e che chiamerà NoLo-Soho, comincia decisamente sotto i migliori auspici grazie alla generosità di un misterioso signore amante dei vecchi libri che gestiva il “Bar dello Sport”.

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Non è un gioco. Conoscere e sconfiggere la dipendenza da gioco d’azzardo

Posted by on Set 12, 2017 in Uncategorized |

Come sempre con grande attenzione ai temi sociali, segnaliamo una pubblicazione del nostro Cesare Guerreschi al riguardo del triste fenomeno della dipendenza dal gioco d’azzardo. Legalizzato e amministrato dall’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato in Italia già dal 2011, l’insieme dei giochi di abilità a distanza con denaro è diventato protagonista assoluto della vita di molti italiani. Purtroppo nella quasi totalità dei casi i giochi di Casinò, Slot Machine, Poker e Videolotteries il tutto si traduce in un’illusione passeggera che sfocia in una lenta agonia. Il giocatore, attratto dalla vincita facile e dal sogno di dare una svolta definitiva alla propria vita, gioca regolarmente importi sempre maggiori. Molte volte il giocatore, di nascosto dai propri cari, mette in gioco anche porzioni del suo reddito che dovrebbero essere destinate a scopi ben più concreti e necessari. La situazione è sicuramente degenerata nell’attuale crisi economica e anche di valori che la società europea sta vivendo nell’ultima decade. La ludopatia sembra per molti un concetto astratto, uno spauracchio utilizzato a proprio uso e consumo da alcune associazioni no profit ma che in realtà rimane evento rarissimo. Dobbiamo diffondere invece la realtà delle cose: la ludopatia affligge moltissimi utenti di queste macchinette infernali e li trascina in una spirale depressiva dalla quale escono moralmente ed economicamente distrutti. L’autore sensibilizza su un mondo sconosciuto (e ci sentiremmo di dire per fortuna) a buona metà della popolazione italiana. Ci apre gli occhi su come quel gratta e vinci e quella giocata al lotto possano facilmente trasformarsi in qualcosa di più che un semplice passatempo. Combattere la ludopatia si può, insieme, e con questa chiosa finale vi lasciamo un ultimo consiglio e uno strumento utile che può farvi allontanare dal vizio. Negli ultimi anni si sono diffusi su internet molti portali che permettono di giocare alle più famose slot machine da bar come la Slot Gallina, Sphinx, Haunted House e altre senza usare soldi veri. La migliore risorsa che vi consigliamo si chiama Richslots e vi permette di giocare senza spendere un centesimo. Attingetene a piene mani e in bocca al lupo per il vostro recupero alla vita reale.

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Una casa editrice che brucia i libri

Posted by on Set 11, 2017 in Uncategorized |

Sappiamo bene come in Italia la lettura non sia uno dei passatempi preferiti dalla popolazione, ma non è così in tutti i paesi europei: anzi, ci sono nazioni dove è persino possibile tentare delle avventure editoriali a dir poco originali, vista la pronta risposta del pubblico di affezionati lettori. Per assistere ad una vera e propria trasformazione del libro in oggetto d’arte ci dobbiamo spostare dal caldo sole dell’Italia alle gelide langhe dell’Islanda, dove da poco è nata una nuova casa editrice che, coraggiosamente, si occupa di pubblicare libri di poesia. La poesia è un genere letterario notoriamente ostico e considerato di nicchia, giacché non può annoverare lo stesso numero di estimatori della prosa vista la sua cripticità e non facile fruibilità. La casa editrice in questione si chiama Tunglið, parola che in islandese vuol dire “luna”, e il nome, come vedremo, non è stato scelto a caso. La Tunglið è stata creata dallo scrittore Dagur Hjartarson e dall’artista Ragnar Helgi Ólafsson. Hjartarson è uno dei nominati per l’European Union Literature Prize, e insieme ad Ólafsson ha avuto un’idea che è assai poco commerciale e che appare più come un “atto poetico” in sé. In pratica la Tunglið ogni mese pubblica 69 libri, i quali vengono venduti nel corso di un’unica notte, quella di luna piena. I testi vengono scelti tra autori del passato e vengono proposti al pubblico solo dal tramonto all’alba perché il mattino successivo quanto è rimasto invenduto viene bruciato. Proprio così: viene fatto un bel falò, alimentato, a quanto dicono Hjartarson e Ólafsson, solo con ottimo cognac francese, all’interno del quale viene dato fuoco ad ogni singolo volume che non ha trovato un acquirente. Atto sacrilego? In effetti questo gesto evoca spettri del passato non proprio piacevoli, ma in realtà sottendente una finalità artistica molto precisa, tanto che potremmo definire il tutto una sorta di performance. Il libro vive una sola notte poiché viene valorizzato l’atto stesso della pubblicazione: in quelle poche ore il libro è vivo, e se nessuno decide di farlo suo la sua esistenza si consuma nel momento stesso in cui è venuto alla luce. Qualcuno dice che questa altro non sia che una trovata commerciale, altri ancora trovano solo stravagante la linea editoriale della Tunglið: fatto sta che assai spesso è capitato che tutti i 69 volumi venissero venduti e che quindi non ci sia stato bisogno di fare alcun falò. Questo stupisce solo relativamente in un Paese come l’Islanda, dove, secondo una ricerca statistica condotta dall’Università di Bifröst, ben il 50% della popolazione legge almeno 8 libri l’anno, e che il 93% ne legge quantomeno uno. Visto in quest’ottica, dunque, non stupisce nemmeno il successo avuto da un’altra curiosa iniziativa della Tunglið, anch’essa nata dall’estro dei suoi due padri fondatori. Chi vuole, per una cifra piuttosto modesta (3000 corone islandesi, vale a dire all’incirca 30 euro) può richiedere l’invio a domicilio di una busta piena di poesie. Anche in questo caso c’è una relazione con i cicli lunari: la busta viene inviata solo a partire dalla seconda luna piena dell’anno. Insomma, in un’epoca in cui sempre più si parla del fatto che il libro cartaceo verrà soppiantato dagli e-book, c’è ancora chi punta sulla vitalità del libro come oggetto da possedere: una scommessa azzardata ma che per il momento sta risultando del tutto vincente.

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Il Partenone dei Libri

Posted by on Set 11, 2017 in Uncategorized |

Era il 1933 quando il nazismo consumò non uno dei suoi atti più crudeli, perché altri ben peggiori ne sarebbero seguiti, ma compì il gesto che più di ogni altro dava il senso della cieca barbarie in cui stava per sprofondare l’Europa. A Kassel , in Friedrichsplatz, si consumava il Bücherverbrennung, il rogo dei libri. Tutti quei volumi che, per un motivo o per l’altro, non erano considerati in linea con l’ideologia del partito vennero simbolicamente bruciati e pubblicamente banditi. Quel gesto segnò l’inizio di un’epoca di oscurantismo, dove ogni libera circolazione delle idee era preclusa e dove vigeva il pensiero unico del Grande Dittatore. Oggi i tempi sembrerebbero essere profondamente cambiati, ma la storia ci insegna che nessun’epoca è immune alla possibilità di un “rogo dei libri”, con tutto ciò che questo significa. Perché infatti nella storia dell’uomo, purtroppo, ce ne sono stati parecchi altri di episodi simili. Ogni volta che una nuova idea iniziava a diffondersi cercando di minare il potere costituito, ecco che nei libri veniva individuato il nemico numero uno da debellare fisicamente. Nel lontano 641 a.C. venne distrutta una di quelle che era considerata tra le Sette Meraviglie del Mondo Antico, la Biblioteca di Alessandria, per volontà del Califfo Omar il quale riteneva che tutto quello che c’era da sapere era nelle parole di Allah. La Santa Inquisizione bruciò centinaia di volumi che minavano l’ortodossia cristiana. All’epoca della dittatura di Stalin in Russia vennero inceneriti dei preziosi manoscritti nei sotterranei della Lubjanka; e l’elenco potrebbe proseguire ancora. Ma per ricordare tutto questo, e allo stesso tempo per lenire le ferite lasciate aperte dai roghi della barbarie, il 10 giugno proprio a Kassel, proprio in Friedrichsplatz, è stata inaugurata una particolarissima opera d’arte per festeggiare l’inaugurazione ufficiale di “Documenta”, una delle maggiori rassegne di Arte Moderna e Contemporanea in Occidente. L’opera è stata costruita dall’artista argentina Marta Minujin. Considerando la mole dell’opera, la Minujin non ha fatto tutto da sola: l’ha aiutata un gruppo di volenterosi studenti che hanno lavorato per mesi affinché tutto fosse pronto per l’inaugurazione. Il “materiale” di costruzione è stato raccolto tramite crowdfunding. L’opera si chiama “The Parthenon of Books”, il Partenone dei Libri, ed è esattamente ciò che dice il suo nome. Con oltre 100 mila libri avvolti nella plastica è stata rivestita una struttura di acciaio che riproduce fedelmente, nelle forme e nelle dimensioni, il Partenone di Atene, una delle costruzioni più belle e gloriose del nostro passato. Il significato simbolico dell’opera è chiaro, e ancor più chiaro diventa se si pensa che i libri non sono stati scelti a caso. Ognuno di loro, per qualche motivo, è stato in passato messo all’indice, bruciato, considerato eretico. Invece quando “Documenta” chiuderà i battenti, il 17 settembre, chi vorrà potrà prelevare uno di quei libri e portarlo via per leggerlo. Con un’opera monumentale, leggerissima e pesante al tempo stesso, la Minujin ha voluto ricordare che ci sono valori assoluti che la civiltà ha il compito di proteggere sempre, e che l’arte in questo è una grande alleata. La libertà di pensiero, che non deve essere assoggettata a nessun partito politico, è la base stessa della democrazia, l’unica forma di governo che può garantire una pacifica convivenza tra i popoli. In un momento storico così drammatico per l’Europa, stretta nella morsa del terrorismo, il messaggio lanciato dal Partenone dei Libri infonde un grande coraggio, perché dimostra come esistano monumenti e cose che non possono mai essere distrutti, se si tiene in vita l’idea che li ha animati.

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