Sergio Guastini, un cantastorie moderno

Posted by on Mag 3, 2017 in Uncategorized |

I cantastorie un tempo erano l’equivalente della nostra televisione. Armati solo della propria voce e della propria memoria andavano di luogo in luogo e, in cambio di un po’ di cibo e di un calice di vivo, regalavano alle persone narrazioni mirabolanti di cavalieri e fanciulle in pericolo, di grandi guerre ed eroi scintillanti, di fate e magie. Al giorno d’oggi questa straordinaria figura sembra essere relegata solo ad un fumoso passato, ma in realtà non è così. Al giorno d’oggi abbiamo tanti stimoli ma il piacere di ascoltare una buona storia ben raccontata è lo stesso di un tempo, solo che non c’è più nessuno che lo faccia. Nessuno, tranne Sergio Guastini. Sergio Guastini fa il libraio a Sarzana da molti decenni; la sua è stata la terza libreria per ragazzi ad essere stata aperta in Italia. Alla passione per i libri Guastini ha sempre unito anche quella per il teatro, ma d’altro canto non sono due realtà così separate. Gli spunti per il teatro si trovano nei testi scritti. Guastini è sempre stato, per forza di cose, un uomo dinamico. Non poteva aspettarsi che la sua libreria, che si trova in una città tutto sommato piccola, potesse sopravvivere senza uno sforzo da parte sua. Così ha cominciato a girare per le fiere, a conoscere le persone e nuovi autori, come ad esempio Roald Dhal, che dice essere il suo preferito. Poi una sera, quasi per caso, è iniziata la sua nuova attività: quella di cantastorie. Nel suo negozio sono arrivate in orario di chiusura una mamma e la sua bambina. Volevano qualcosa di bello da leggere, ma erano molto indecise; così il libraio ha iniziato a raccontare storie, a dare suggerimenti. Quando è arrivata l’ora di andarsene la mamma non voleva che lui si interrompesse, così lo ha invitato a casa a cena e lui ha potuto finire la sua storia. Da quel momento per Sergio questo è diventato un secondo lavoro. Grazie ad alcuni giornali che hanno parlato di lui, e al passaparola dei social network e di internet, ha iniziato ad essere invitato a casa delle persone per parlare di libri. A volte li racconta, a volte da suggerimenti sulle nuove uscite, a volte fa delle recensioni, il tutto sempre in modo molto informale e creativo. Così i libri sono usciti dal loro luogo istituzionale, la libreria, e sono entrati nella vita di tutti i giorni in un modo sorprendente. Con la sue esperienza oggi Guastini può dire che portare un libro fuori dal suo contesto, in un luogo dove non ti aspetteresti mai di trovarlo o di sentirlo raccontare, gli conferisce un potere dirompente. Racconta di aver letto praticamente ovunque, e non solo in Italia. Ad esempio una volta ha raccontato un libro nella cabina di pilotaggio in un volo tra Caracas e Madrid. Fa il suo mestiere ai matrimoni, con grande successo, e lo scorso 9 aprile 2017 è stato tra i protagonisti dell’iniziativa “Libri per sognare in Città Alta”. Sergio ha animato la “Notte bianca per lettori insonni” organizzata al Museo di Scienze Naturali Caffi di Città Alta di Bergamo, incantando letteralmente la platea dei suoi giovani ascoltatori. Sergio Guastini ha trovato cioè la formula magica per avvicinare i bimbi alla lettura: per loro non dev’essere un obbligo o un’imposizione, ma un vero e proprio atto d’amore.

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Tempo di Libri

Posted by on Apr 12, 2017 in Uncategorized |

A Milano tra il 19 e il 23 aprile 2017 sarà tempo di Libri. Avrà infatti inizio il nuovo salone per l’editoria voluto da La Fabbrica del Libro, associazione nata dalla collaborazione tra la AIE (Associazione Italiana Editori) e Fiera Milano. “Tempo di Libri” ha l’ambizione di proporsi non come l’ennesima “fiera del libro”, insomma non come un contraltare polemico con Torino, ma come qualcosa di completamente nuovo, una manifestazione che vuole cercare di riavvicinare il pubblico alla lettura e soprattutto che vuol far conoscere la città di Milano sotto una veste completamente nuova. Infatti la kermesse ha un aspetto peculiare, che è una netta divisione tra “fuori” e “dentro”. Durante il giorno, fino alle 19:30, si svolgono gli appuntamenti in fiera, con gli incontri con gli autori e le presentazioni di nuovi libri. Dopo le 19:30 però “Tempi di Libri” si sposta per la città di Milano, nei caffè, nei ristoranti, per animarla e per invitare la popolazione ad una partecipazione attiva. Per coinvolgere il numero maggiore possibile di partecipanti è stata organizzata una campagna pubblicitaria in grande stile: sono stati perfino distribuiti dei magneti promozionali in metropolitana. Il sindaco Beppe Sala dice che “Tempo di libri” è solo un altro dei molteplici modi che Milano ha di accogliere coloro che vogliono conoscerla; chi viene a Milano ne rimane sempre soddisfatto e per la manifestazione sono previsti moltissimi ospiti illustri. Ad esempio, tra gli autori che saranno presenti si annoverano Jo Nesbo, il quale dialogherà con un giallista nostrano, Carlo Lucarelli; Sophie Kinsella e Luis Sepulveda. Inoltre verrà allestito uno spazio interamente dedicato al cibo e alla cucina, che sarà animato dallo chef Davide Oldani, visto che l’alimentazione prende gran parte della moderna offerta editoriale. Ad aprire l’intera manifestazione ci sarà anche un ospite musicale, Stefano Gabbani, il vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo. L’aspetto più intrigante è che ogni visitatore potrà personalizzare la sua visita come meglio crede, organizzandola attraverso l’uso delle lettere dell’alfabeto, e avrà modo di incontrare i suoi autori preferiti e le nuove offerte editoriali anche attraverso vie meno “formali” e più interattive. Tra gli altri eventi, sono previsti due reading, uno di brani di Shining” per celebrare i settant’anni del “maestro del brivido” Stephen King, e un secondo che propone un’improbabile intervista al principe della risata Totò, interpretata da Sergio Rubini. Come in ogni manifestazione che si rispetti non mancheranno anche i momenti enogastronomici: i migliori locali di Milano organizzeranno infatti serate e menù a tema, tratti dai romanzi e dai libri più popolari tra il pubblico. Le location prescelte saranno l’Osteria del Treno, Peck Italian Bar e Wicky’s Wicuisine Seafood. Tanto per fare un esempio, tra le cene-evento previste ci sarà quella del  18 aprile ispirata al libro “I love Tokyo” scritto da La Pina. “Tempo di libri” prevede in tutto la presenza di 2000 ospiti, darà vita a 720 appuntamenti che avverranno in 17 sale e un auditorium. Milano punta moltissimo su questo evento e già è in discussione uno stanziamento di ben 50 mila euro per renderlo un appuntamento fisso della città. L’assessore comunale alla cultura Filippo del Corno ha detto che l’evento ha lo scopo di riavvicinare la gente al piacere della lettura in un modo nuovo, in un contesto più dinamico. Per questo durante la manifestazione resteranno aperte anche tutte le biblioteche della città, che da statici luoghi del sapere si trasformeranno in veri e propri poli di circolazione culturale.

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“Libri come” torna a Roma

Posted by on Mar 27, 2017 in Uncategorized |

“Libri come” è una manifestazione dedicata ai libri ed al mondo della lettura nata da un’idea di Marino Sinibaldi, Michele De Mieri e Rosa Polacco e che quest’anno è arrivata alla sua ottava edizione. In così poco tempo è comunque riuscito ad affermarsi come un evento centrale per tutta la comunità dei lettori non solo nazionali, ma anche internazionali. Basta infatti dare un’occhiata al programma di quest’anno, in particolar modo agli ospiti che sono stati invitati e che sono intervenuti con piacere, per capire come il respiro dell’evento sia di gran lunga mondiale e superi i confini nazionali. E guarda caso il tema che è stato scelto per quest’anno è proprio “Confini”. Anche la locandina, ideata e realizzata dai grafici Carlos Thomas Lora Acosta e Simone Ferrari, ruota attorno al tema del viaggio e della necessità di conoscenza del diverso. L’immagine mostra un ragazzo abbastanza giovane e ben vestito che sta in piedi su una pila di libri e guarda lontano con il suo cannocchiale. Lo spazio intorno a lui è bianco: come una pagina ancora tutta da riempire. Il tema dei confini, ha spiegato uno degli ideatori, Marco Sinibaldi, si ricollega in modo prepotente e drammatico alla realtà contemporanea. In un mondo in cui le distanze si sono accorciate, in un mondo ormai “globalizzato” e pieno di ambizioni verso un progresso tecnologico che sembra poter procedere a dismisura, esistono ancora piccolezze e particolarismi che cozzano in modo smaccato con il resto. Come fare per superare questo confine, che è puramente mentale? Solo la scrittura può aiutare a farlo. Ecco dunque che lo scrittore riprende la sua veste sociale, attraverso la necessità di esprimere i conflitti del contemporaneo e una via possibile per il loro superamento. Al di là del forte impegno, però, “Libri come” è soprattutto una festa, la Festa dei Libri e della Lettura, come recita il sottotitolo. Quest’anno si è svolta tra il 16 e il 19 marzo 2017 nella consueta seda dell’Auditorium disegnato da Renzo Piano, ma non più nel Garage. Nell’organizzazione sono state coinvolte anche le scuole e le biblioteche della Capitale, grazie al supporto offerto dall’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità Solidale. Nell’ambito dell’iniziativa si sono svolte tre mostre, due di tipo più tradizionale ovvero “Xeneide, il dono dell’Altro- Miti, poetiche e pratiche dell’Ospitalità” e “Spazi d’eccezione”, ed una un po’ più sperimentale, “AUTOritratti”. “AUTOritratti” è stata pensata come un progetto in fieri dagli organizzatori e realizzatori Riccardo Musacchio e Flavio Inanniello, poiché si è andata formato nelle giornate di festival attraverso l’affissione delle foto dei vari protagonisti. Andando poi ad osservare l’elenco degli ospiti, si può notare come fosse presente il gotha della comunità letteraria internazionale. C’erano Carlos Ruiz Zafon con il suo ultimo libro, “Il labirinto degli spiriti”, e il vincitore del Man Booker Prize Paul Beatty; Eshkol Nievo e Ian McEwan. Per l’Italia erano presenti Carlo Lucarelli, Susanna Tamaro, Zerocalcare e Marco Ferrante, insieme a molti altri. Si sono svolti tre incontri moderati da giornalisti d’eccezione: Lucia Annunziata, Mario Calabresi ed Enrico Mentana. E poi ovviamente ci sono stati loro, i veri protagonisti, i libri. “Libri come” ha un titolo aperto proprio per indicare come ogni libro possa essere un mondo a se stante, come ognuno di noi possa usarlo per esplorare la realtà con occhi nuovi, superando i confini e trovando un senso agli eventi del quotidiano.

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La “lista” di Mark Zuckerberg

Posted by on Mar 13, 2017 in Uncategorized |

Nel 2015 Mark Zuckerberg, creatore del diffusissimo social network Facebook e attualmente annoverato tra gli uomini più ricchi e potenti del mondo, ha pubblicato una “lista” di libri che consigliava a tutti di leggere. Zuckerberg si è fatto conoscere, attraverso la sua storia personale, come un uomo estremamente eclettico. Fin dagli studi che ha condotto si è dimostrato una persona capace di fondere diversi ambiti di conoscenza, sapendo trarre il meglio da ognuno di essi. Anche se ha approfondite conoscenze scientifiche, ama la letteratura classica e spesso cita persino brani di Virgilio a memoria, in latino. Umanesimo e tecnologia, lettere e numeri, nella formazione di Zuckerberg c’è un po’ di tutto e da ogni azione che intraprende quotidianamente, e che di solito ha un notevole risalto mediatico, si capisce come questa impostazione non sia casuale. Appare chiaro cioè come il magnate di Facebook abbia compreso che in una società “liquida” quale è quella contemporanea la vera conoscenza passa solo attraverso la mescolanza dei saperi. Non si può avere una mente settoriale per comprendere il mondo di oggi. Bisogna essere aperti ad ogni tipo di lettura, solo così si possono cogliere le interconnessioni che potrebbero portare alla crescita sociale ed economica. In una parola, è il concetto di “rete”, che parte dalla rete di persone per approdare ad internet, che c’è alla base della visione del mondo e della contemporaneità offerta da Zuckerberg. Ma, andando ad analizzare più nel dettaglio la lista di libri che il giovane multimilionario propone al popolo dei suoi seguaci, si può facilmente notare come non sia tutto oro quello che luccica. Soprattutto, appare chiaro che il messaggio che si vuole veicolare funziona, per quanto si basi sull’intrecciarsi di diversi tipi di conoscenze, soltanto in una direzione. Ad esempio, Zuckerberg suggerisce tra le sue letture preferite due racconti di fantascienza, che definisce “divertenti”. Si tratta di “The three Body Problem” di Liu Cixin e di “L’Impero di Azad” di Iain Banks. Queste due storie ipotizzano futuri in cui la tecnologia e nuove civiltà aliene prendono possesso della Terra, ma Zuckerberg evita in modo accurato la fantascienza distopica che invece occupa la maggior parte del genere al momento. Parliamo di quelle storie che ipotizzano un futuro cupo, in cui l’uomo e le macchine non convivranno nel modo pacifico che il leader di Facebook sembra immaginare. Tra i libri consigliati c’è anche “La vendetta di Orwell” di Peter Hubler, che è una sorta di “sequel” del celebre romanzo di Orwell “1984” in cui si parlava di un futuro in cui gli uomini non avrebbero più goduto di alcuna libertà individuale ma sarebbero stati controllati in ogni aspetto dal “Grande Fratello”. Hubler invece prosegue la narrazione raccontando della rivolta degli umani grazie a qualcosa che somiglia molto alla rete internet. Insomma, anche dalle scelte operate in materia di esegesi politica, appare chiaro come Zuckerberg voglia portare avanti la filosofia di vita che potremmo riassumere con il celebre assunto di un altro guru informatico, Steve Jobs “Stay hungry, stay foolish”. L’immagine che passa è quella di un uomo vincente, capace di autodeterminarsi e di usare la tecnologia per il suo progresso, che domina cioè l’informatica e non se ne fa dominare. Ma in questo modo non si considera il fatto che, per uno che ce la fa, ce ne sono migliaia che invece soccombono, preda della disperazione, della depressione, della disoccupazione. Dietro il mondo dorato descritto da Zuckerberg c’è una realtà estremamente più complessa, i cui problemi non possono essere risolti solo ignorandoli.

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Il tempo per leggere

Posted by on Mar 1, 2017 in Uncategorized |

Recentemente sul magazine on line Quartz è apparso un articolo piuttosto provocatorio, che però ha suscitato una profonda riflessione in tutti coloro che lo hanno letto. Il titolo dell’articolo è “In the time you spend on social media each year, you could read 200 books”, vale a dire “nello stesso tempo che impieghi ogni anno per stare sui social network, potresti leggere 200 libri”. Lo scrittore si rivolge ad un pubblico americano, ma il ragionamento che fa sembra ancora più adatto a quello italiano. Notoriamente in fatti gli italiani leggono pochissimo, e nell’articolo di Quartz lo scrittore enumera tutte le varie “scuse” che, a suo dire, si accampano per giustificare il fatto che si legga poco. La più usuale e sentita è “non ho tempo” oppure “la lettura non fa per me”. Ma è davvero così? In realtà, tempo libero ne abbiamo a profusione, solo che amiamo impiegarlo per altro tipo di attività, attività che nell’articolo vengono definite “trash”, vale a dire spazzatura. Secondo i calcoli che vengono fatti, ogni americano in media trascorre ogni anno 608 ore navigando in internet, e più specificatamente consultando i social network più gettonati (Facebook, Twitter, Instagram) e ben 1642 ore guardando la televisione. Considerando che in media si calcola che si possano leggere 200 libri in 417 ore, ecco che si scopre con facilità come nell’arco dei dodici mesi parte del tempo che si “spreca” in attività poco intellettualmente stimolanti, come il networking e la televisione, possa invece essere usata per mettersi a leggere un buon libro. Come dicevamo, l’articolo è volutamente provocatorio ma spalanca la porta ad una profonda verità, ed è che al giorno d’oggi le persone preferiscono spendere il proprio tempo in attività che non le impegnino troppo dal punto di vista mentale. Questo però è un cane che si morde la coda: meno si allena il cervello a pensare, meno si ha voglia di accenderlo. Senza necessariamente dover demonizzare internet, che è comunque una fonte di conoscenza inesauribile, né la televisione, che può essere un piacevole passatempo, l’autore dell’articolo cerca di far capire come, anche senza per questo dover davvero leggere 200 libri in un solo anno, sia possibile dedicare parte del proprio tempo libero anche alla lettura dei libri. Non importa il mezzo, prosegue, si può preferire il tradizionale libro cartaceo, usare piuttosto l’e-book o qualunque altro supporto multimediale: quello che conta è lasciare che la propria mente possa spaziare verso orizzonti più vasti. Di se stesso, l’autore dice di aver avuto il coraggio di cambiare vita solo grazie alla lettura. Prima, racconta, faceva un lavoro poco gratificante, che però si sarebbe accontentato di svolgere per il resto della sua vita, sprofondando nella depressione, se un giorno non avesse deciso di prendere un libro in mano e di cominciare a leggere. In questo modo, prosegue, ha scoperto tante cose nuove e ha trovato in sé una forza inattesa, quella che gli ha concesso di trovare il coraggio per licenziarsi, fare le valigie e partire. Leggere ti cambia davvero la vita, questo sembra essere il messaggio che vuole passare. Ma anche se questo non accade, di certo offre una valida alternativa ad una realtà che troppo spesso soffoca la personalità e assopisce la fantasia. Quindi perché non provare? Basta in una settimana sottrarre qualche ora al pc o allo smartphone per dedicarla ai libri: alla fine ci si potrebbe anche prendere gusto.

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Più libri, meno lettori

Posted by on Feb 22, 2017 in Uncategorized |

Quando si parla dell’editoria in Italia c’è un dato di fatto che ormai non fa nemmeno più scalpore, tanto ormai si è consolidato, ed è il bassissimo numero dei cosiddetti “lettori forti”. Fanalino di coda dell’intera Europa, l’Italia è noto come il Paese in cui si legge pochissimo, e i dati, anno dopo anno, non fanno che confermare questo fatto. L’AIE (Associazione Italiana editori) ha presentato il suo resoconto anche relativamente al 2016, e si può notare come la situazione sia pressoché invariata. Il numero dei “lettori forti”, vale a dire quelli che in media leggono almeno un libro al mese, è di tre milioni di persone, su una popolazione complessiva che oscilla tra i 22 e i 24 milioni. I lettori forti sono rappresentati per lo più dalle persone più anziane e da quelle giovanissime, ovvero i bambini. I lettori che potremmo definire “deboli”, ovvero che leggono solo occasionalmente, sono una massa indistinta la cui entità dipende in gran parte dal best seller del momento. La “crisi dell’editoria” dunque, che è in atto ormai da oltre vent’anni e che mina in modo inesorabile il mercato del libro, è stata sempre addebitata ai consumatori. La colpa della crisi dell’editoria, per dirla con una parola, è degli italiani, che leggono poco o non leggono affatto. Ma è davvero così? In effetti, si scopre che c’è un altro dato che andrebbe preso in considerazione e che invece viene per lo più ignorato, ed è quello dei libri che vengono pubblicati ogni anno. Con questo non si vuole dire che non sia vero che l’Italia è un Paese dove la lettura non è molto amata, ma è anche vero che questa, come si diceva appunto, non è affatto una novità. La carenza di lettori forti non è un dato che è emerso solo negli ultimi anni. I lettori forti sono sempre stati gli stessi, come numero, a partire dagli anni Ottanta. In quel periodo però il mercato librario era tutt’altro che in crisi ma prosperava. Come mai? La risposta è semplice e sotto gli occhi di tutti, anche se sovente viene bellamente ignorata. Il problema non sta nel numero dei lettori, ma nel numero dei libri. Nel 1980, sempre secondo gli attendibilissimi dati AIE, sul mercato librario italiano uscivano in media 13 mila novità l’anno; 1000 di questa novità erano di narrativa. Nel 2016 le novità in libreria sono state ben 66 mila, di cui 18 mila appartenenti al genere della narrativa. I numeri parlano chiaro: la produzione di libri è aumentata a dismisura a fronte di un bacino d’utenza che è restato invariato. Impossibile dunque aspettarsi altro che un crollo delle vendite, se confrontate alla spropositata quantità di materiale prodotta. Tutto questo è accaduto per via della progressiva industrializzazione del mercato del libro, che ha fatto in modo che si stampassero sempre più volumi, cosa che, giocoforza, va a scapito della qualità e anche della permanenza in libreria. Inoltre, il lettore non ha nemmeno più il tempo di discernere con calma quale possa essere il testo più adatto a lui, oppresso com’è da una scelta davvero troppo vasta. Da un punto di vista economico questo sistema può essere retto solo dalle grandi case editrici, che riescono a garantire ancora i loro fatturati, ma fagocita le piccole case editrici e soprattutto conduce ad una morte progressiva del settore, che perde sempre più in qualità, alimentando la sua crisi già conclamata.

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Non è un gioco. Conoscere e sconfiggere la dipendenza da gioco d’azzardo

Posted by on Feb 4, 2017 in Uncategorized |

Come sempre con grande attenzione ai temi sociali, segnaliamo una pubblicazione del nostro Cesare Guerreschi al riguardo del triste fenomeno della dipendenza dal gioco d’azzardo. Legalizzato e amministrato dall’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato in Italia già dal 2011, l’insieme dei giochi di abilità a distanza con denaro è diventato protagonista assoluto della vita di molti italiani. Purtroppo nella quasi totalità dei casi i giochi di Casinò, Slot Machine, Poker e Videolotteries il tutto si traduce in un’illusione passeggera che sfocia in una lenta agonia. Il giocatore, attratto dalla vincita facile e dal sogno di dare una svolta definitiva alla propria vita, gioca regolarmente importi sempre maggiori. Molte volte il giocatore, di nascosto dai propri cari, mette in gioco anche porzioni del suo reddito che dovrebbero essere destinate a scopi ben più concreti e necessari. La situazione è sicuramente degenerata nell’attuale crisi economica e anche di valori che la società europea sta vivendo nell’ultima decade. La ludopatia sembra per molti un concetto astratto, uno spauracchio utilizzato a proprio uso e consumo da alcune associazioni no profit ma che in realtà rimane evento rarissimo. Dobbiamo diffondere invece la realtà delle cose: la ludopatia affligge moltissimi utenti di queste macchinette infernali e li trascina in una spirale depressiva dalla quale escono moralmente ed economicamente distrutti. L’autore sensibilizza su un mondo sconosciuto (e ci sentiremmo di dire per fortuna) a buona metà della popolazione italiana. Ci apre gli occhi su come quel gratta e vinci e quella giocata al lotto possano facilmente trasformarsi in qualcosa di più che un semplice passatempo. Combattere la ludopatia si può, insieme, e con questa chiosa finale vi lasciamo un ultimo consiglio e uno strumento utile che può farvi allontanare dal vizio. Negli ultimi anni si sono diffusi su internet molti portali che permettono di giocare alle più famose slot machine da bar come la Slot Gallina, Sphinx, Haunted House e altre senza usare soldi veri. La migliore risorsa che vi consigliamo si chiama Richslots e vi permette di giocare senza spendere un centesimo. Attingetene a piene mani e in bocca al lupo per il vostro recupero alla vita reale.

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